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La civiltà giuridica dell’occidente

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
26 Luglio 2025
in L'editoriale
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La civiltà giuridica dell’occidente si dimostra a Norimberga tra il novembre del 1945 e l’ottobre del 1946, quando vennero portati a processo i gerarchi nazisti sopravvissuti alla guerra. Ci vollero poi altri quattro anni per giudicare personaggi secondari del nazionalsocialismo, anche se non si possono considerare proprio irrilevanti, come i comandanti delle Einsatzgruppen o le proprietà Krupp. La varietà delle pene, in tutti i processi vi furono dei prosciolti, dimostra il principio di difesa dell’imputato sempre assicurato. Questa civiltà giuridica aveva comunque dei palesi limiti, molto difficili da superare. La Russia sovietica, che pure si era macchiata di crimini nei confronti dell’Europa, alleandosi con la Germania nel ’39 e compiendo l’eccidio delle fosse di Katyn, la fece franca. Il che conferma che la civiltà giuridica occidentale ha il difetto di essere esercitata dai vincitori. Lo stesso era avvenuto nel 1918.

Se lo Stato tedesco avesse potuto ricorrere al tribunale di Norimberga lo avrebbe fatto per il bombardamento di Dresda, avvenuto a febbraio del 1945. 25 mila vittime stimate in poche ore nel raid dell’aviazione britannica. Apparentemente non c’era nessuna ragione strategica e tanto meno militare, Dresda non era sulla linea del fronte, fu colpita la popolazione civile, non certo la Wermacht. Dresda fu un monito britannico rivolto alla Germania per aver sfidato impunemente il suo impero. Una vendetta. Molto diversi i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki, perché quelli furono volti a convincere il Giappone a far finire la guerra e probabilmente a Stalin di darsi una calmata. Ciò non toglie la sproporzione tragica di episodi di quel genere. Il Giappone non aveva mai colpito obiettivi civili statunitensi, come aveva fatto la Germania con l’Inghilterra. Pearl Harbour era una base militare. D’altra parte l’America non fu certo felice di quanto avvenuto e fece del Giappone un suo partner privilegiato anche per cercare di rimediare.

Tutto questo complesso rapporto di relazioni è ignorato da quei signori che hanno già condannato Israele come genocida o per crimini di guerra sulla base di una narrazione non ancora verificata. Può darsi che Israele debba essere biasimata. Benissimo. Costoro sono invece già fuori dalla civiltà giuridica dell’occidente. Il bello è che non rientrano nemmeno nella legge islamica. Le nazioni arabe hanno mosso guerra ad Israele ad ogni occasione, quando, in questi frangenti attuali, lo ha fatto solo l’Iran che per l’appunto, non è un paese arabo. Né varrebbe l’argomento per cui Israele viene considerata invincibile, Sadat le fece guerra comunque, sapendo che l’avrebbe persa. Orgoglio islamico ancora vivo. Solo che nessuno Stato arabo ritiene che tale orgoglio debba essere impiegato a difesa degli abitanti di Gaza. Intanto perché le nazioni arabe escludono il genocidio, Israele non sarebbe in grado di compierlo nemmeno a volerlo. Poi vogliono liberarsi di Hamas che è l’unico riferimento politico della popolazione di Gaza. Infine lo Stato palestinese lo concepiscono come un non senso, per le ragioni che riguardano Giordania, Libano e Siria, più che Israele. Lo stato palestinese è un miraggio precedente alla nascita di Israele e rivolto principalmente contro l’Egitto.

Va detto che da subito lo Stato Palestinese lo vuole la Francia, Mitterand e Chirac in particolare. I quali però avevano rapporti diretti con Arafat e premevano perché quello riconoscesse Israele, cosa che Arafat alla fine fece dopo 40 anni di lotta. Lo Stato palestinese era un accordo con Israele all’inizio del nuovo millennio, respinto dalla popolazione di Gaza. Il motivo per cui la Francia ha sostenuto questa causa persa tanto a lungo non deriva certo dalla simpatia per il sogno della Palestina, di cui, non le importa un fico secco. Per la Francia era fondamentale la possibilità di ritornare in gioco in un’area da cui era stata estromessa dalla fine della prima guerra mondiale. Con Arafat presidente dello Stato palestinese. tutto sarebbe cambiato. Questo il disegno di Grandeur, di una nazione che aveva sconfitto i mamalucchi, Macron poveraccio, non ha simili ambizioni. Gli basterebbe che gli arabi delle banlieues, per una notte almeno, non gli incendiassero i cassonetti e assalissero le auto della polizia.

licenza pixabay

Tags: Norimbergaprocesso
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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