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La verità nascosta

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
6 Settembre 2023
in L'editoriale
1
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Quello che dovrebbe essere chiaro a tutti è che se c’è un paese che ha nascosto la verità su Ustica, quello non è la Francia, è l’Italia. L’incidente di un velivolo italiano è avvenuto in Italia, il relitto è stato recuperato dal governo italiano, il processo si è fatto in Italia con giudici e periti italiani. La ragione per la quale Giuliano Amato è uscito dal dimenticatoio per tornare alla luce della ribalta è semplicemente dovuta al fatto, che essendo egli stato uomo di governo pressoché ininterrottamente dal 1986 al 2008, con incarichi che prevedevano quello di presidente del Consiglio e di ministro degli Interni, ci si aspettava che parlasse sulla base delle sue conoscenze dirette. Ovvero che Amato finalmente svelasse quello che era celato dal segreto di Stato di cui lui ed i suoi due partiti, PSI prima e Pds, Ds poi, hanno avuto tanto a lungo tanta parte. In altre parole l’opinione pubblica aveva il sacrosanto diritto di sperare che Amato non parlasse come un Purgatori qualunque, ma come chi addentro alla ricostruzione e all’occultamento presunto dei fatti. Amato ha invece parlato esattamente come Purgatori, il quale era per l’appunto solo un giornalista di inchiesta che avanzava le sue ipotesi e le sue convinzioni, e legittimamente anche le meno logiche e più strampalate. Che chi sia stato per vent’anni al potere in Italia e proprio durante lo scavalcamento del secolo XX, chieda a Macron di fare verità su un episodio avvenuto quanto il presidente francese aveva tre anni, è più penoso che ridicolo.

È vergognoso ed indegno sollevare solo l’ipotesi che la Francia, un paese amico e con cui abbiamo legami profondi, mai avesse colpito per errore, vogliamo sperare che non si accusi anche la Francia di tirare giù gli aerei civili per inclinazione alla crudeltà, un aereo italiano poi ne avesse nascosto l’episodio. Nel caso specifico per asserire che ci sia stato addirittura un missile ad aver commesso il danno servirebbe un qualche straccio di prova contestabile, un frammento, una traccia radar rinvenuta. Abbiamo fatto presente da questo giornale che il mediterraneo nel 1980 era monitorato da tutte le potenze mondiali, i russi più degli americani, ed è per lo meno incredibile che tutti abbiano voluto coprire la vicenda. Si tratterebbe almeno di duemila addetti di varie nazionalità che avrebbero scientemente taciuto tutti questi anni. È vero che c’è un ex maresciallo di una base aerea italiana che parla a riguardo ma dice solo che il suo comandante impose il massimo riserbo, non su che cosa lo avrebbe imposto. Poi c’è una perizia di cui leggiamo oggi su Repubblica la ricostruzione minuziosa di uno degli esperti. Senza bisogno di essere un perito chiunque veda i resti del Dc9 comprende che non c’è stato nessun missile, perché altrimenti quelli in dotazione agli aerei Nato e a quelli francesi negli anni 80 del secolo scorso, l’areo lo avrebbero polverizzato, per cui altro che riscostruirlo. Il perito infatti parla di una scia che avrebbe investito il Dc9 che è cosa completamente diversa da un missile e che aprirebbe tutta un’altra serie di questioni di cui però mai nessuno si è occupato, si preferiva inventarsi “il muro di gomma” e accusare la Francia o la Nato, per chi non lo sapesse come Amato, due cose ben distinte nel 1980 e dal 1966 fino al 2009.

Alla tragedia si accompagnano aspetti comici. Craxi avrebbe fatto sapere a Gheddafi che si preparava un attentato e quello sarebbe partito lo stesso beatamente incontro ai suoi assassini, i quali sparavano a lui per colpire degli altri, come nei film dell’ispettore Clouseau. Altrettanto divertente quanto riferito dal ministro della Difesa Andò che avrebbe chiesto al presidente Mitterand nel 1993 informazioni su Ustica. Cioè l’onorevole Andò pensa davvero che il presidente della Francia si mette a discutere di affari di Stato con un ministro di altro paese. Era Amato il presidente del Consiglio di Andò, cioè il socialista Andò faceva parte di un governo a guida socialista ed il presidente del Consiglio poteva chiedere al Capo dello Stato di inoltrare una formale richiesta di informazioni al presidente della Repubblica francese. Al limite, in qualità di presidente del consiglio appartenente allo stesso partito europeo del presidente Mitterand poteva avanzare una qualche richiesta confidenziale. Evidentemente non era una preoccupazione di Amato l’informativa all’epoca. Era solo Andò a voler sapere poveretto. Andò avrebbe fatto meglio a chiedere a Formica anche lui membro del suo partito e ministro dei Trasporti durante la caduta del DC9. Cosa disse Formica? Che l’aereo era caduto per un cedimento strutturale. Lo abbiamo già scritto, volete la verità su Ustica? Indagate Formica, indagate il Psi, indagate Amato che dormiva.

Foto Vizille, MDLR

Tags: AmatoUstica
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 1

  1. Pino Schiavoni says:
    3 anni ago

    Ed allora? Dalle indagini risulterebbe che nessuno ha visto niente in quanto tutti i controllori di volo in quel momento erano fuori servizio ecc ecc

    Rispondi

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