Pubblichiamo l’ultimo intervento politico ancora inedito dell’amico Widmer Valbonesi, scritto per il congresso del partito.
Il PRI deve candidarsi, per la sua storia, per i contenuti che ha espresso durante il risorgimento, la lotta antifascista, la battaglia per un’Europa politica, per la concezione patriottica di Mazzini, cioè di Patria come ogni luogo in cui democrazia, sovranità popolare e libertà garantiscono il pluralismo e la dialettica delle idee. Il contrario di Patria come difesa di un nazionalismo autarchico e autoritario, negatore della libertà e della sovranità popolare e dei popoli. Il PRI deve stare alla testa di un fronte repubblicano, liberaldemocratico, che vuol un’Europa politica ispirata ai valori della civiltà occidentale e un’Alleanza Atlantica a difesa della sicurezza, della pace, della sicurezza nella libertà ed indipendenza. Per fare questo deve prima di tutto affrontare e risolvere alcuni temi cruciali.
L’indipendenza energetica di tutti gli stati membri e la difesa comune europea come condizione di autonomia e di rafforzamento dell’Alleanza Atlantica. L’indipendenza energetica è condizione di qualsiasi politica di autonomia e di libertà oltre che di sviluppo economico e sociale.
La difesa comune è la condizione per un’unità di fondo dei paesi europei basata sulla consapevolezza che senza una difesa comune l’Europa non sarà mai considerata un’ entità credibile per svolgere un ruolo di mediazione diplomatica. Verrà sempre bypassata dall’idea che siamo protetti e perciò eterodiretti dagli USA e dai suoi interessi strategici e produttivi.
In Europa non c’è mai stata la volontà di una difesa comune perché questa serviva a paralizzare l’ipotesi di un’Europa politica o se volete non ci può essere Europa Politica senza una difesa comune. La Francia con la politica gollista di fatto ha impedito sia l’Europa politica sia la politica di difesa comune europea. De Gaulle voleva, essendo l’unica forza nucleare, la grandeur francese. Un’ Europa a trazione francese senza un’ Alleanza Atlantica in cui il peso americano veniva ad attutire e quasi ad azzerare le velleità della grande Francia. Ugo La Malfa ha combattuto contro questa visione e ha avuto ragione perchè l’Europa Atlantica non ha avuto guerre. Ma la concezione gollista ha influenzato e per certi versi influenza ancora la Francia dei giorni nostri. La Francia non a caso ha bocciato con un referendum l’ipotesi di una Costituzione europea presupposto per l’unione politica. Ragione per la quale siamo rimasti fondamentalmente un’entità di natura economica in cui la Germania e in parte la Francia hanno svolto un ruolo prevalente se non egemonico.
La Germania del resto costretta a non potersi armare dopo i disastri di due guerre mondiali hanno puntato sull’ambiguità dell’Ostpolitik che nel periodo della guerra fredda e della divisione in blocchi ha consentito loro di fare affari coi paesi del blocco sovietico e dopo la caduta del comunismo da un lato di riavviare l’unificazione tedesca e di avere stretti rapporti commerciali privilegiati con i paesi ex comunisti. Del resto la prosecuzione dell’Ostpolitik ha consentito ad Angela Merkel di essere la più fedele alleata di Clinton e Obama nelle sanzioni contro la Russia o la Cina della via della seta che colpivano poco la Germania, ma nello stesso tempo anche quella che non ha pagato percentualmente al PIL i costi Nato e comprato il gas russo, e fatto contratti per centinaia di miliardi con la Cina.
Da un lato una finta solidarietà coi paesi europei, vedi Grecia e Italia, e dall’altro un opportunismo in politica estera senza scelte reali di campo dei valori occidentali ed Atlantici. Poi, intervengono la pandemia e oggi l’invasione russa che fanno crollare tutte le concezioni opportunistiche. La solidarietà con il PNRR, la mancata indipendenza energetica di Germania e Italia dalla Russia mostrano in modo drammatico, come un dittatorucolo come Putin, possa ricattare l’Europa e l’occidente con una politica imperialistica di espansione nel centro dell’Europa. La Germania si è resa conto che l’Ostpolitik non basta a garantire libertà e sviluppo economico e che questo dipende da ben altro.
La Germania si è resa conto d’improvviso che senza una politica di difesa e senza indipendenza energetica, ogni politica di sviluppo viene ridimensionata da chi fa della guerra e della disponibilità energetica l’arma e la ragione del proprio sviluppo.
Le ragioni della Ostpolitik valgono in tempi di pace diventano incubi quando si è in guerra. La Germania ha stanziato 102 miliardi per dotarsi di immediati armamenti perché ha capito che l’ombra di Putin, se prendeva in 24 ore l’Ucraina, si sarebbe proiettata sui paesi baltici ed ex comunisti prima e poi ai suoi confini. Tuttavia la dipendenza della Germania e dell’Italia dal gas russo ha impedito quelle sanzioni sull’embargo gas che avrebbero fatto veramente male al dittatore russo.
Che farà ora la Germania? Utilizzerà la nuova politica di riarmo per un’Alleanza Atlantica rafforzata e consapevole o seguirà a sua volta un’ipotesi di egemonia economica e in parte militare sull’Europa?
Noi italiani e noi repubblicani soprattutto, dobbiamo convincere tedeschi e francesi che le politiche di solidarietà economica, sanitaria, di una politica energetica ed ambientale comune, di una difesa comune sono le politiche necessarie a costruire un ‘Europa politica forte e solidale per tutti.
Le politiche nazionaliste o globaliste senza regole portano allo sfascio le economie e alla restrizione delle libertà.
Nel futuro del mondo, dell’ Europa, dell’Italia non c’è più posto per le politiche bipopuliste, neutrali, ideologiche o moraliste, occorre creare un fronte ampio di forze repubblicane, liberaldemocratiche, democratiche, socialiste, conservatrici di centro che isolino i populismi e gli schieramenti di classe.
Oggi, occorre una visione complessiva che coniughi interesse generale, con interesse nazionale, con libertà e rispetto dei diritti umani.
È una scelta di civiltà che una parte del mondo calpesta in Ucraina, in Tibet, in Cina, basta vedere ciò che avviene a Shangai col lock down totale in questi giorni di ritorno Covid in Cina, si parla che col coprifuoco totale la popolazione infetta non riesce ad essere rifornita per mangiare. È una scelta di civiltà a cui dobbiamo portare la grande maggioranza del popolo italiano, dei popoli europei.
Un PRI che vuole essere con l’alleanza repubblicana liberal democratica, democratica e moderata, autonoma da destra e sinistra, l’asse politico centrale di equilibrio del governo dell’interesse generale e di difesa dei valori occidentali e di unità di una politica Atlantica nel mondo.
L’Italia deve fare la sua parte, costruendo un mondo globale con regole, più solidale. Il PRI deve, per la sua storia, nel 50° congresso nazionale caratterizzarsi per questo, basta con le sbornie bipopuliste e sovraniste, sì ad alleanze che sposino i valori dell’Occidente e Atlantici, senza ambiguità antiamericane ed antisraeliane, ma anche senza un’autonomia di giudizio su estremismi ed eccessi.







