Alla base del ripristino della legalità democratica nell’Europa occidentale dopo 15 anni di regimi totalitari, vi sono state due invasioni militari ed un atto giuridico, il processo di Norimberga. Il processo di Norimberga il primo a ripristinare i diritti dell’imputato dopo la giustizia dei regimi fascisti. ha fatto giurisprudenza. Invece di processare l’intero popolo tedesco, corresponsabile del nazional socialismo, venne portata alla sbarra la cerchia dei gerarchi catturati, dal momento che il loro capo, Adolf Hitler, si era suicidato. Come si comprende dalle sentenze, il grado di maggiore o minore condivisione dei crimini hitleriani, comportò lo stato della pena. Albert Speer, a cui venne pure salvata la vita, era un farabutto tale a quale a Goering, ma non aveva firmato atti per lo sterminio degli ebrei.
Il professor Nolte, ricevuto in Italia con tutti gli onori dai vertici istituzionali nel 2003, estremizzò a tal punto il metro processuale di Norimberga da voler ritenere, ne Il fascismo nella sua epoca, il solo Hitler responsabile degli eventi che travolsero l’Europa. Nolte arrivò a sostenere che Himmler, Heydrick, Bormann e quanti altri, furono costretti ad eseguire gli ordini imposti da un giuramento di fedeltà generale istituzionalizzato al loro Fuhrer. Per questa ragione andavano considerarti tutti completamente innocenti. Senza arrivare a simili eccessi, la requisitoria di Mani Pulite seguii .comunque i principi del processo di Norimberga. Anche senza prove documentali, o senza le prove che i capi dei partiti indagati per finanziamento illecito ne avessero responsabilità diretta, finirono tutti lo stesso a processo. Nel caso migliore, non potevano non sapere.
Quando oggi l’onorevole Schlein esprime la sua solidarietà al sindaco di Milano Sala, ricordando alle procure di stabilire le responsabilità individuali degli atti, sembrerebbe ignorare la giurisprudenza di Norimberga. La procura presume che il sindaco di una giunta su cui si indaga per eventuali malefatte, non possa non essere al corrente delle stesse, se non addirittura, le malefatte, non le abbia dirette. Per quanto una giunta comunale, sia molto diversa da un’organizzazione di partito, per non parlare del Terzo Reich, con un’indagine sul sindaco, la procura tutela il suo operato inquirente. Anche se il sindaco fosse completamente estraneo ai fatti evocati dalla Schlein, avrebbe comunque il peso della responsabilità di aver scelto i soggetti corruttori. In tribunale la sua posizione potrebbe essere persino più grave. A maggior ragione, se ignorasse gli eventi criminali, se fosse stato turlupinato da coloro a cui aveva dato la sua fiducia.
Nel caso della vicenda Open arms, siamo di fronte ad un reato sicuro di cospirazione, l’unico per il quale il ministro Salvini non avrebbe scampo. Solo la cospirazione rende completamente estraneo il presidente del Consiglio di Salvini, l’ottimo Giuseppe Conte, lasciato all’oscuro delle intenzioni riprovevoli di un suo ministro rivolte contro la sua persona. Salvini l’ha discreditata con una politica che mai era stata discussa e proposta all’interno del governo. Conte nonostante vigilasse sui suoi ministri tutto il giorno, poteva essere raggirato da una tale ignobile macchinazione, eccome.
Altrimenti dovrebbe essere il presidente Conte e non Salvini l’imputato al processo Open arms, in quanto Salvini avrebbe potuto soltanto applicare a suo modo i provvedimenti decisi con il presidente Conte nel Consiglio dei ministri. Non ci fosse stata una tale cospirazione, l’elevato senso morale dell’onorevole Conte avrebbe imposto di dire ai magistrati, processate me con Salvini, ero io il presidente del Consiglio, lui solo il vice. Invece il ministro Piantedosi che ha offerto di mettere la sua testa sul ceppo va completamente scagionato. All’epoca egli era solo il capo di gabinetto di un ministero. Portarlo a processo sarebbe come se a Norimberga avesse sfilato sul banco degli imputati l’attendente delle ss che infilava gli stivali a Himmler a mezzogiorno. Questo in un paese che ha persino salvato Kappler.
galleria della presidenza del consiglio dei ministri






