Per quanto possa apparire straordinario, secondo il professor Panebianco, Corriere della Sera, sette ottobre scorso, l’opposizione preferisce perdere. Pd e Cinque stelle, per non parlare di verdi e sinistra, non avrebbero nessun interesse ad estendere il proprio limitato bacino di consensi, anzi. Intenti ad ammirarsi l’ombelico, vogliono restare così come sono, inutili ed inermi. Anche se parte di quei partiti governa in alcune regioni con successo, questo rappresenterebbe un caso locale, non esportabile sul piano nazionale, dove hanno scelto il più semplice ruolo della protesta.
Può darsi benissimo che il professore abbia solo un intento provocatorio, dal momento che gli ultimi risultati elettorali non consolano, per non parlare di un’azione di piazza che già è sfuggita di mano. Resta il fatto evidente che tutte le mosse dall’opposizione non confortano. Anche la sola scelta di avvilupparsi nella bandiera palestinese sembra quasi un volersi immergere nel sogno delle mille e una notte. Qualsiasi fiaba pur di non confrontarsi con i problemi reali del paese, cominciando da quelli internazionali. Nel momento nel quale si svolge una trattativa di pace fra le parti implicate a Gaza, perché non aspettarne l’esito, invece di soffiare sul fuoco. Si rischia solo di bruciarsi.
Che questo fenomeno osservato da Panebianco sia poi davvero un processo voluto, è cosa però da dimostrarsi,. Se l’onorevole Schlein si trova sicuramente a suo agio nel dare lezioni al prossimo, difficile credere che l’avvocato Conte sia contento di starsene relegato con il suo banchetto sotto Palazzo Chigi. Conte ha iniziato la sua carriera politica come presidente del Consiglio, non convince molto come agitatore di piazza. Lo stesso partito democratico è nato per realizzare un’alternativa di governo contribuendo all’intera riforma del sistema. Poteva tranquillamente languire come vecchio ed irriducibile partito comunista. Panebianco per anni ci ha spiegato che serviva appunto abbandonare la legge elettorale proporzionale, superare le sigle obsolete dei partiti, per arrivare alla democrazia compiuta. Ecco che dopo tanta fatica ci ritroveremmo punto d’accapo, con la solita democrazia azzoppata.
Piuttosto sarebbe il caso di chiedere al partito democratico di affidarsi a coloro che vogliono governare la nazione offrendo un progetto convincente, quello che manca, a cominciare dalla guida politica della coalizione. Non c’è più un Romano Prodi e non ci si è preoccupati di sostituirlo con una candidatura all’altezza. Completamente inutile la prova di governo offerta da Conte. Quanto emerge dalle audizioni della commissione Covid è sufficiente a dirgli addio per sempre. Un’incapacità dannosa che si ritorce anche sul movimento cinque stelle. Nato per superare il bipolarismo e ridotto a governare prima con la Lega e poi persino con il Pd, l’avversario designato. Per questo sta al sei per cento, quando va bene. Panebianco forse non se lo ricorda più il grillismo delle origini, il suo elettorato si, eccome. Infatti, appena si vota, resta a casa, quasi fosse ancora in vigore il lock down.
Museo del Risorgimento mazziniano di Genova.






