La democrazia in America fu un best seller in Europa dopo il 1830 di un autore che la democrazia la odiava. Alexis de Tocqueville rampollo di una delle principali famiglie perseguitate sotto il Terrore, si era imbarcato per l’America volendo evitare il giuramento alla Costituzione di Luigi Filippo. Un paese privo di un’aristocrazia di sangue, la cui classe dirigente si formava più sul denaro che sulla guerra e che manipolava bifolchi complessivamente privi di istruzione, gli suscitava il più vivo orrore. Il conte di Cavour letto questo libro arrivò in Francia appositamente per incontrare il viaggiatore. Scrisse alla madre di essersi accorto, nei colloqui avuti con quella celebrità, di essersi imbattuto in un autentico reazionario. Dio li fa e poi li accoppia.
Quale che fosse la capacità oggettiva di ritrarre la società americana, quella a Tocqueville appariva senza capo, né coda. Sperava che l’America venisse estinta dalle guerre con i nativi. Non riuscendo a scorgere per mesi nemmeno un solo vero selvaggio, comprese la loro numerica irrilevanza. Si ripromise allora che le popolazioni africane trapiantate fossero state in grado di far regredire l’America alla vita della giungla. Mai avesse visto eletto un presidente di colore, lui che era persino confidente del teorico della razza Gobineau, gli sarebbe preso un colpo, poveraccio. Tocqueville sarebbe morto a 53 anni.
Nonostante il disprezzo per il sistema democratico americano e la remota speranza che venisse travolto dagli schiavi, Tocqueville aveva colpo d’occhio sufficiente per comprenderne il punto di forza. Si arrenderà all’idea che la disgustosa società americana sia quella del futuro, mentre la sua, che amava, quella del passato. Dal momento del suo ritorno in Francia si converte al sistema vigente, diventerà persino un progressista. Accetta l’incarico di governo del nipote di un giacobino, lui, nipote di un’intera stirpe che i giacobini avevano seppellito.
Tale fu l’influenza di Tocqueville nell’Europa della seconda metà dell’800, la Chiesa cattolica gli deve tutto, che qualcosa dell’antidemocraticità del pensiero si deve pur essere tramandata anche in questo millennio. Tanto è vero che non si distingue più la differenza fra democrazia e repubblica. La democrazia è il potere popolare, la repubblica, il potere popolare sottoposto alla legge. Per cui accade che ci si scandalizzi quando il popolo aggredisce il parlamento, cosa quasi comune in un sistema democratico dove i rappresentanti vengono contestati anche violentemente e pure che la magistratura li condanni. L’idea della democrazia in Europa è che il parlamento sia intoccabile e i suoi membri immuni da ogni possibile accusa. In America si è visto persino, insieme a presidenti ammazzati a pistolettate, uno che governava sereno dietro le sbarre di un carcere.
Poi tutti i difetti che Tocqueville annota scrupolosamente sul sistema democratico americano, fin dal suo nucleo originario, il caucus, sono veri. Egli invece non scorgeva la forza dell’opinione pubblica che nella sua epoca era principalmente commerciale, quando dal secolo scorso è in grado di far cadere persino i presidenti. La democrazia americana si fonda su un principio che Tocqueville proprio non riusciva ad accettare, il rinnovamento. Non esisteva alla sua epoca in Europa un governo che si sottoponesse al voto popolare ogni quattro anni, nemmeno in Francia. E la democrazia americana ha anche il voto di metà mandato. Questo se non può certo consolare Tocqueville, dovrebbe aiutare i tanti avversari di Trump di queste ore. Male che vada, continua così, è il presidente, al mid term, si ritrova contro il Congresso. I democratici italiani vorrebbero i parlamenti sotto i governi. Nella democrazia americana, sono i governi a stare sotto il parlamento e fin dal primo momento.
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