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La favola dei due Stati

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
10 Ottobre 2023
in L'editoriale
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L’attenzione spasmodica dei media dedicata agli errori commessi dall’intelligence israeliana, colta di sorpresa proprio a 50 anni della guerra del Kippur, venne sorpresa anche allora in verità, dimostra che non si impara mai abbastanza. Il complesso del mondo occidentale ad esempio, non si rende ancora conto di un errore di valutazione ben più grave, quella della teoria dei due Stati, che si rivelò una bubbola già nel 1993 subito dopo gli accordi di Oslo. Lo Stato è una realizzazione europea priva di qualsiasi capacitò di presa sulle popolazioni arabe che non sanno esattamente nemmeno cosa sia. Semmai il loro modello politico sociale è il califfato, questo per lo meno alle origini della loro civilizzazione millenaria, che ritorna ancora alla fine dell’800, quando emerge la figura del Mahdi. Il Mahdi combatte gli inglesi in Sudan e non ha interesse alcuno a costruire uno Stato arabo. La vera ambizione è di pregare Allah in tutte le moschee conosciute lungo il corso del Nilo, inclusa quella del Cairo. Allora gli inglesi erano il problema, non gli ebrei, ovvero coloro che con la loro presenza rendevano impossibile l’impresa di sottomissione della fede. Se si guarda al Mahdi e alla rivolta del Sudan, che ebbe un certo successo, è il volere di Allah il desiderio concreto della popolazione araba, non lo Stato. In occidente si è dimenticato il Mahdi e si è preso sul serio Arafat che non contava un bel niente nella realtà araba essendo solo un prodotto del marxismo leninismo, un appendice di una dottrina di liberazione nazionalista che al popolo arabo non interessa minimamente. Appena Arafat e la sua organizzazione hanno realisticamente ceduto all’idea del compromesso, sono state messe da parte. Adesso al Fatha è costretta ad inseguire la corrente. Per il mite razzista Abu Mazen un crimine contro l’umanità non sono i seicento morti civili dell’assalto di Hamas, ma la promessa israeliana di togliere l’acqua a Gaza.

Oggi i migliori amici di Israele sono la Giordania, l’Egitto e persino la Siria. La Siria che non ha mai riconosciuto lo Stato ebraico, guarda alla sua sopravvivenza con trepidazione. Saltasse quello, il governo di Assad, come il regno hasmita del resto, verrebbe subito messo nel mirino. Lo si capisce facilmente dalle mappe. Solo uno sprovveduto come Arafat. residuato del pan nazionalismo nasseriano, poteva pensare che gli arabi avessero accettato uno Stato fra Gaza e la Cisgiordania. Concedigli anche la metà di Gerusalemme, questo apparirebbe comunque una caricatura. La Palestina si estende fino ad Amman, fino a Damasco, e perché no? Forse che Istanbul, Roma, non sono Palestina? E’ il modello del Mahdi ripreso da al Qaeda dall’Isis, che ritorna. Al Fatah era solo un prodotto dell’occidente decadente, quale il marxismo appunto.

Può darsi benissimo che l’Ucraina non abbia ancora le caratteristiche per aderire all’Unione europea e soprattutto che il guazzabuglio di Stati europei non abbia alcun bisogno di essere ulteriormente alimentato dall’ingresso anche dell’Ucraina. In compenso l’Ue dovrebbe prendere come responsabile della politica estera il rabbino di Odessa. Davanti a quanto successo a Gaza il rabbino ha detto “oggi uccidono gli ebrei, domani uccideranno voi”. Il rabbino di Odessa mostra di conoscere le politiche del medio oriente meglio di come sono state percepite nelle capitali occidentali per decine di anni, tanto che rischia di essere troppo tardi per suonare la sveglia..

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Tags: Odessarabbino
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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