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La giusta dose di cinismo

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
21 Luglio 2023
in L'editoriale
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Se il governo Meloni disponesse della sufficiente dose di cinismo, la pianterebbe li con il braccio di ferro sul minimo salariale ed aprirebbe lietamente all’opposizione, ringraziandola per la bella pensata e facendo subito un decreto. 9 euro,10, quello che preferiscono lor signori dell’opposizione. L’importante sarebbe preoccuparsi di lasciare tutti gli onori, intitolando il decreto che abolisce lo sfruttamento a Schlein, Conte, Ferrero, Landini in modo che questo resti bene impresso alla memoria degli italiani grati. Sarebbe apprezzata una bella danza propiziatoria sul balcone di Palazzo Chigi con i lavoratori non più sfruttati sotto a naso in su, a far festa. Se l’opposizione è convinta di poter abbattere lo sfruttamento, come il governo Conte uno, lo era di poter abbattere la povertà, perché mai dirle di no, invitarla a tenere i piedi per terra? Vogliamo che lo sfruttamento rimanga con la povertà? Al contrario, nel profondo nel nostro cuore la pensiamo come l’opposizione. Chiedete il minimo al 9? Lo mettiamo al 12 e ringraziamo l’opposizione per questa sua formidabile trovata che di sicuro risolverà tutti i problemi. Bastava un bel decreto.

È ricomparso persino dall’oblio Paolo Ferrero il ministro di Rifondazione comunista che sul faccione da bimbo si è fatto crescere un pizzetto alla Ho Ci Min, ed ha citato niente di meno che Angela Merkel. Il minimo salariale? Lo ha messo il governo Merkel, cosa c’è di scandaloso. Infatti notoriamente l’Italia dell’onorevole Meloni ha la tenuta finanziaria della Germania di Angela Merkel, non presenta catastrofiche disomogeneità territoriali nel suo sistema produttivo, ha una formidabile solidità di bilancio, e soprattutto punta allo zero di disoccupazione. Perchè mai fosse altrimenti, qualche problemino potrebbe pure saltare fuori.

Mettiamo per mera ipotesi che non sia sempre vero che gli imprenditori che hanno posti di lavoro da offrire non riescano a riempirli perché non trovano manodopera. Mettiamo che qualche imprenditore, faccia il furbo e gli sia comodo avere dei lavoranti in nero per non regolarizzarli e versar loro i contributi e dica allo Stato, ho bisogno di aiuto perché nessuno si fa assumere. Perché mai un simile imprenditore che paga 5 o sei euro il suo lavoratore dovrebbe persino applicargli un salario minimo di tre euro in più? Preferirà rivolgersi ai disoccupati che magari sono privi dei requisiti richiesti e che pur di entrare nel mercato del lavoro sono disposti ad accettare condizioni più svantaggiose. Sarebbe sbagliato pensare a questo come un caso limite, perché si tratterebbe invece della norma, soprattutto in un paese che insieme allo sfruttamento, denunciato dai nostri amici dell’opposizione, ha cento miliardi cento di euro di evasione, ovvero ha un capitalismo specializzato nel raggirare le leggi dello Stato, figurarsi se si fa impressionare da un decreto sul salario minimo.

Quello che dunque servirebbe al governo, una volta introdotto il salario minimo, sarebbe l’istituzione di un comitato di sorveglianza tale da disporre di sufficienti agenti per controllare che gli imprenditori non facciano i furbi e questo comporterebbe un impegno non indifferente perché se non si riesce di venire a capo all’evasione, figurarsi al caporalato. Si tratterebbe di controllare registri, email, telefonini, spostamenti, documenti dal nord al sud del paese, grandi, piccole e medie aziende sparse dal capoluogo alla sperduta provincia e questo andrebbe fatto con una meticolosità poliziesca. Sicuramente bisognerebbe implementare di gran lunga la guardia di Finanza, ma probabilmente istituire un corpo ad hoc, magari sul modello delle brigate di cittadinanza, la Francia giacobina istituì la Brigata Marat, affidandone il comando a Jean Baptiste Carrier, l’annegatore di Nantes, in maniera che una volta deliberato il decreto, vi sia poi un corpo addetto a controllare che questo venga applicato e nel caso a redigere le giuste pene per chi lo disattendesse. La giustizia ordinaria non ne sarebbe intasata. Nel qual caso anche questo soggetto andrebbe titolato all’opposizione. Brigata Schlein, Brigata Conte, Brigata Ferrero. L’unico dubbio sarebbe se stipendiarlo con un salario minimo o uno massimo. I giacobini ad esempio i loro membri dei comitati di sorveglianza li pagavano il minimo, in essi prevaleva il dovere civico. La Stasi invece come il Kgb, li pagava il massimo. Vedi Putin.

Foto rifondazione comunista

Tags: Ferrerosalario
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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