Il motivo per cui Putin può essere indotto alla pace è perché in Ucraina viene suonato come un boxeur e la crisi in Africa apertasi con l’omicidio di Prigozhin prima e la perdita della Siria poi, è tale che non si risolve nemmeno con la presa dell’Ucraina. La settimana scorsa era quella in cui l’offensiva russa doveva portare alla conquista di Sumy o almeno a quella della martoriata Pokrovsk. Dodici mesi che i russi ci raccontano che stanno per liberare il paesello nel Donbass orientale. Si era letto del nuovo piano infallibile con entusiasmo. Per ora si sa solo che i cecchini ucraini hanno stabilito il nuovo record mondiale di tiro libero. Un fante russo nella foresta centrato in pieno da quattro chilometri.
Con una situazione simile non c’era alcun bisogno di tanti riguardi con Putin in Alaska. Putin è un disperato che si sta impiccando da solo. Se il presidente statunitense pensa di essere un fine psicologo che non vuole commettere l’errore dei suoi predecessori che hanno sempre umiliato la Russia, è tempo perso. Putin si piega solo con un fucile puntato sulla schiena, frase del generale Sheridan riadattata. Visto che Trump glielo ha puntato questo fucile eccome, perché voler dare l’impressione di averlo fatto malvolentieri? Tanto non può ritirarlo.
Allo stesso tempo, la posizione statunitense è cristallina. La Crimea ed il Donbass, non sono di loro interesse. Putin vuole Pokrovsk, che nessuno sa dov’è in America, ammesso che lo si sappia sul vecchio continente. Che glielo si regali, pur di fare la pace, L’America vuole la pace, non la pace giusta, dal momento che ha concesso a Putin la Crimea senza battere ciglio. Adesso che gli ha tolto la Siria, è pari e patta. Questo non è il tradimento di Trump, bisogna finirla con la propaganda pregiudiziale, è la posizione di Kissinger del 2014, quella portata avanti da Obama. Trump ce l’ha tanto con Obama e Biden, perché sta facendo la loro stessa politica in Ucraina.
Quello che non immaginavano Obama e Kissinger è che Putin non si sarebbe accontentato. Cioè l’amministrazione americana, non ha capito allora, e forse capisce solo oggi di avere a che fare con un mitomane. Putin è convinto di poter riassumere il potere e l’influenza dell’Unione sovietica, quando dovrebbe temere che la sua federazione si disfi completamente. Come può essere sicuro che domani la Bielorussia non si ribelli? Che altri provino con successo il colpo di Stato fallito a Prigozhin? Putin ha questi problemi di fronte e non li risolverà certo con il riconoscimento delle conquiste nel Donbass che non ha conquistato.
In attesa di conoscere gli sviluppi in Africa, l’Ucraina sopravvissuta non può stare tranquilla. Fuori dalla Nato è una preda e non c’è trattato o impegno che tenga. Questa però non può essere sempre e comunque una preoccupazione americana, l’America ha fatto bene o male che sia, la sua parte, Zelensky è vivo grazia all’America di Biden e di Trump. L’Europa ancora non ha fatto niente se non chiacchiere. Per carità, non che si debba adesso fare una spedizione in Crimea come nel 1856. Piuttosto si rinunci all’idea della pace giusta e ci si attrezzi per difendere quello che rimarrà dell’Ucraina, in un modo che la Russia si dia una calmata. Pensare che si poteva farlo già nel 2019, quando L’Europa, guidata dall’Italia, preferì preoccuparsi della terribile minaccia del Covid.
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