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La provinciale

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
20 Gennaio 2025
in L'editoriale
1
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Settanta anni fa esatti le truppe alleate stavano preparandosi a sfondare la linea gotica per completare la liberazione dell’Italia dall’ultima presenza militare tedesca. Gli anglo americani erano supportati da formazioni partigiane che si ampliavano numericamente a dismisura e persino da reparti ricostituiti del vecchio esercito regio. I tedeschi invece contavano solo più su uno Stato fantoccio costituito in fretta e furia, il cui prestigio si poteva commisurare semplicemente dal fatto che il governo collaborazionista di Vichy si rifiutò di riconoscerlo diplomaticamente. Era la Repubblica sociale italiana, un’immondizia della storia patria. Il regime fascista, scioltosi come neve al sole nel 1943, a confronto, era più decoroso. ll piccolo esercito radunatosi intorno a questa larva tardiva del nazional socialismo ebbe principalmente compiti di retrovia e funzioni di polizia che si espletarono contro la popolazione civile, gli ebrei ed i vecchi antifascisti. Le gesta inutilmente eroiche di el Alamein, vennero sostituite dall’incarognimento di torturatori, ladri e fucilatori. I primi mesi del ’45 furono il momento peggiore, perché anche i più accaniti della combriccola, intuirono la fine dell’epopea e andarono fuori di testa.

Una piccolissima parte di questa bella gente, macchiata da crimini d’ogni genere, venne spacciata subito conclusa la guerra e senza troppe cerimonie legali. I Pavolini, i Koch, i Barracu, i Mario Carità, tutti al muro. Una parte più cospicua venne incarcerata, un’altra, ancora superiore, si diede alla macchia. Tempo tre anni, grazie alla Costituzione repubblicana e alla successiva amnistia, tutti i sopravvissuti tornarono in circolazione e poterono persino farsi un partito. Il maresciallo Graziani, quello che gasò libici ed eritrei, ministro della guerra a Salò, condannato a 19 anni nel 1950, una pena già lieve, tempo quattro mesi, fu scarcerato. Nel 1952 Graziani divenne presidente onorario del movimento sociale a cui si richiama Fratelli d’Italia, il cui simbolo, il presidente del Senato La Russa, assicura che non sarà mai riposto. Si tratta dell’onore recuperato riaffermando la fedeltà all’alleato tedesco e che diamine. Le esequie di Graziani si svolgeranno fra due ali di folla commossa, intenta nel saluto romano, tre anni dopo. Alla faccia della Liberazione.

Ricordando questo profilo, il denaro pubblico speso per spedire il presidente del Consiglio all’insediamento del presidente Trump è da considerarsi un investimento per il futuro. Anche se si tratta di un atto formale che concerne l’amministrazione statunitense ed in genere si invia un funzionario dell’ambasciata italiana a Washington, non si sa mai. Magari agli americani gli viene in mente che oggi in Italia non governano più i De Gasperi ed i Pacciardi che li supportarono nella lotta al nazifascismo, ma tizi che rimpiangono la Decima Mas. E la Decima Mas gli sparava loro addosso.

Anche se ha ragione il ministro Tajani quando spiega che l’Italia è alleata dell’America e non di un singolo presidente, tali manifestazioni di entusiasmo da parte di palazzo Chigi, nonostante il sapore provinciale, quale capo di Stato, o di governo, va mai ad una cerimonia di insediamento, sono ben accette. Voleva partire anche il ministro Salvini? Bisognava accontentarlo tranquillamente. Fa solo bene viaggiare in America a uno che si sente a casa sua a Mosca, poveraccio. Anche perché, diciamogli la verità, tanto i treni continueranno a ritardare lo stesso, inutile che ci si affanni. Tutta colpa degli americani se l’unico capace di farli arrivare in orario è stato cacciato dentro un’ ambulanza e isolato sul Gran Sasso.

licenza pixabay

Tags: GrazianiPavolini
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 1

  1. Germano Gabanini says:
    1 anno ago

    La linea non era gotica ma quella sul Senio
    Gli anni 80
    Ma il commento sulla meloni fatto bene
    La provinciale fa politica e vuole continuare a essere la capa delle forze conservatrici europee con la aspirazione concreta di sostituire a destra Orban e di spiega così il Fitto alla vice presidenza europea

    Un falso problema per taiani ? Un partito schierato e ancora creatura di Marina Berlusconi nel cdx lascierà fare a questa deriva non europeista ?

    Rispondi

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