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La reazione proporzionata

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
9 Ottobre 2023
in L'editoriale
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“La pazzia consiste nella sproporzione tra gli scopi ed i mezzi” Napoleone, Memoriale di Sant’Elena

C’è qualcosa di tragicamente paradossale nell’aggressione di una un’enclave che appena si vede nelle mappe ad uno Stato più piccolo della Sicilia. Le dimensioni reciproche sono tali che si consiglierebbe il commercio ed il buon vicinato, del resto i Fenici che occupavano originariamente quella terra erano principalmente un popolo di naviganti e commercianti e così prosperarono per più di cento anni. C’è da chiedersi quanto a lungo vivranno i loro eredi a Gaza dopo l’ultima follia di attaccare impunemente l’unica autentica potenza militare dell’area.

L’obiezione comune è che l’enclave di Gaza è vessata dalla presenza israeliana in diritti ed autodeterminazione ed è un argomento che viene portato avanti con diverse varianti ma costantemente negli anni, Gad Lerner lo ha appena rilanciato. Da quando tempo lo si ripete? Dal 1967 ovvero da quando Gaza è stata affrancata dalla dominazione egiziana. Questo dettaglio non viene mai considerato, ovvero che Gaza era egiziana dai tempi di Cleopatra, come donazione del re Erode, e che Arafat è cresciuto nelle prigioni egiziane dove veniva bastonato lui e tutta la sua schiatta. Con gli israeliani fece il tavolo della pace. Israele si ritirò dalla striscia con gli accordi del 1994 e poiché dei coloni ancora pretendevano di instaurarvisi, nel 2005 il governo Sharon li fece disperdere dalla polizia che manganellò gli ebrei, non gli arabi. Il risultato di questo ritiro israeliano fu che la nuova amministrazione radicale di Hamas che rifiutava gli accordi avanzò le sue batterie missilistiche per colpire lo Stato ebraico. Saranno anche le punzecchiature di una mosca, ma sono comunque fastidiose, soprattutto per quale ragione uno Stato sovrano sconfitti tutti gli aggressori deve sopportare di venir molestato da una popolazione che di fatto ha liberato. Gaza è indipendente si decide da se i suoi dirigenti, ha giubilato persino Arafat che qui da noi sembrava la madonna, arrivava armato e lo si faceva entrare con le pistole in parlamento. Gaza emancipata ha scelto come nuova classe dirigente un branco di tagliagole che sono pure venduti all’Iran, perché sono gli iraniani ad elaborare la strategia politica di Gaza, non rischiano niente a farlo.

Si da la caccia al comandante fantasma di Hamas e quello magari è già su una spiaggia esotica in vacanza, perché il fanatismo di Hamas si accoppia con la corruzione, tutti i soldi che arrivano a Gaza di aiuti vengono impiegati per i capricci dei capi e dei capetti di Hamas, le briciole vanno alla popolazione e la colpa si da ad Israele. In questo modo è facile trovare dei martiri di Allah. Adesso siamo al momento del martiro, perché l’attacco di Hamas ha passato il segno e Israele dovrà avere una reazione proporzionata, come si amava dire dalle nostre parti, Israele reagisca proporzionatamente, quasi ci fosse una proporzione in guerra estranea alla forza di cui si dispone. Solo un folle è sproporzionato e Israele oggi si confronta non con un soldato sgozzato per strada ma con seicento vittime civili causate in poche ore. Gli amici di Gaza possono stare tranquilli sulla proporzione della reazione israeliana.

Tutto questo sangue sparso inutilmente è servito solo ad interrompere un processo di pace che Israele con tenacia e determinazione ha portato avanti con gli Stati che una volta erano suoi aggressori e che era ad un passo da raggiungere l’Arabia Saudita. Possibile che tutto il mondo arabo capisca quello che rifiutano di capire a Gaza? Ovvero che Israele vuole solo la pace e che in cambio della pace, rinuncia anche a quel poco di terra che gli spetterebbe come bottino di guerra? Andatelo a dire a Putin che con uno Stato due volte della grandezza dell’America vuole prendersi Zhaporizha e sta due anni a combattere al costo di trecentomila morti.

Se non c’è una giustizia nella storia dell’umanità, per lo meno c’è un’idea della grandezza e della miseria

Pixabey foto cco

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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