Tito Livio scrive che nel 304 avanti Cristo gli equites componevano una processione dal tempio di Marte fuori le mura, entrando in città, passando per il Foro fino a fermarsi davanti al tempio dei Dioscuri. Mai qualcuno avesse perso il cavallo, i censori si sarebbero chiesti se fosse stato il caso di condannarlo a morte, oltre che spogliarlo di tutti i beni. Occorreva un sacrificio agli dei per evitare la disgrazia della Repubblica evocata da un simile incidente. Ovviamente nella Repubblica Antica di Roma, si escluda che qualcuno potesse perdersi il cavallo prima di una qualche cerimonia ufficiale. Queste sono sciagure che accadono giusto nella Repubblica italiana ad ottant’anni dalla sua nascita.
I cavalli sono scappati prima della parata del due giugno perché avrebbero avuto paura di botti esplosi chissà mai perchè. Pensare che i cavalli della Repubblica francese caricavano sotto le cannonate. Vi sarebbe da chiedersi cosa se ne fa la Repubblica italiana di cavalli buoni forse per il circo e soprattutto, cosa se ne fa di militari che non sanno badare ai cavalli. Il ministro della Difesa Crosetto aveva detto che l’Italia non sarebbe stata in grado di difendersi in caso di guerra. Il ministro non poteva trovare maggiore conferma alle sue parole dai fatti di questi giorni. Se non si sa gestire i cavalli, perché mai si dovrebbe saper gestire missili, carri armati, aerei? E se scappano i cavalli per i botti, perché non dovrebbero scappare gli uomini in caso di bombardamento? Con l’avvenire della Repubblica ci sarebbe da interrogarsi anche di quello del nostro esercito. Il generale più famoso è Vannacci un tale che ha scritto un memoriale e fondato un partito, non che si conosca per l’aver vinto una qualche battaglia.
La Repubblica romana era salda alle sue divinità, proprie alle funzioni stesse della Repubblica. Servendo queste si serviva l’altra. Un problema che la Repubblica francese, duemila anni da quella romana a cui si ispirava, non riuscì a risolvere. Mario Vinciguerra mise in evidenza, nei suoi Girondini del ‘900, l’incapacità di legare la Repubblica rivoluzionaria alla sfera religiosa. Fouchè scriveva sui muri del cimitero di Lione, “la morte era un sonno eterno” e Robespierre aveva fondato un Essere supremo di cartapesta. Si annegavano preti e vescovi allegramente. La Repubblica francese era anti teista e persino anticlericale.
La Repubblica italiana è ben salda nella fede cattolica, tanto che se il capo degli Stati uniti d’America attacca il papa, il governo della Repubblica corre alla difesa del pontefice. Il che moralmente è un atto eccellente, non fosse per il numero di brigate in possesso del papa. Gli americani se ne vanno ed in queste condizioni rimane giusto l’appello alla preghiera del papa. La Repubblica compie ottant’anni passati in pace, in un continente che per tutto il resto della sua storia ha solo conosciuto le devastazioni delle guerre. Vai a sapere che questa lunga pace non si riveli illusoria. Che il papa preghi per noi di mandarcela buona. Il prossimo due giugno, andiamo in Chiesa. Facciamo meglio.
pubblico dominio







