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Parerga e paralipomena

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
26 Gennaio 2026
in L'editoriale
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Il partito repubblicano ha dovuto fronteggiare e fin dall’inizio della nuova legislatura, la rottura del Terzo Polo. Le due principali componenti del soggetto a cui il partito aveva aderito, si sono separate immediatamente. Una per entrare alla chetichella nel cosiddetto campo largo dell’opposizione che si stava formando, l’altra, per mantenere dritto, per lo meno fino a ieri, il mandato elettorale consegnatole. Il risultato delle elezioni europee ha sbriciolato il consenso lusinghiero raggiunto alle politiche, accelerando, o incrinando, i relativi e divergenti propositi. Renzi vorrebbe essere organico all’opposizione, Calenda ha aperto a Forza Italia, cioè ad un partito di governo.

Nel mezzo ci sono state delle elezioni regionali, che comportano una questione ulteriore per un partito come quello repubblicano che ha sempre concesso una certa autonomia federale alle sue organizzazioni. Negli anni in cui il Pri era al governo con i democristiani, varava giunte locali in cui questi erano completamente esclusi. E lo faceva anche con soddisfazione. Alle elezioni europee del 1989, l’alleanza con i radicali all’opposizione, segnò delle frizioni profonde nel pentapartito guidato da Andreotti. Nel complesso, nelle ultime regionali c’è stata una indicazione abbastanza coerente delle federazioni del partito con poche eccezioni. La Puglia ha ritirato il suo sostegno al candidato del campo largo. Il Veneto ha sostenuto un candidato di centro destra. Le Federazioni regionali delle Marche, della Calabria, della Campania, della Toscana, dell’Emilia Romagna, hanno invece sostenuto le stesse coalizioni. Può anche accadere che un governatore considerato di sicuro valore, induca un partito come quello repubblicano al suo sostegno, senza seguire necessariamente logiche di schieramento.

A proposito di questo argomento ieri l’onorevole Tajani ha detto che il centrosinistra è morto ed esiste solo più la sinistra. L’affermazione, fosse esatta, imporrebbe una reciproca. Non esiste nemmeno più il centro destra. Esiste una destra, tanto che Taiani vorrebbe allargare il centro perché evidentemente non ne può più di Salvini. Probabilmente non ne può più nemmeno dell’onorevole Meloni che lo guarda dall’alto in basso. In ogni caso la sinistra, non rappresenta un particolare problema per il partito repubblicano, anzi. Come diceva Bruno Visentini, a ragione, il centro era proprio delle forze cattoliche. I repubblicani hanno un’origine rivoluzionaria. Il problema per il Pri semmai, sarebbe se il campo largo non fosse né il centrosinistra, né la sinistra. Cioè se l’elettorato non capisse esattamente cosa fosseil campo largo.

Sabato scorso abbiamo seguito con piacere l’iniziativa politica del partito socialista italiano che si sta svolgendo in tutt’Italia e ha chiamato le forze costituzionali della repubblica che hanno contribuito al rilancio del secondo dopoguerra. Pri, Psdi, cattolici liberali della Dc con i socialisti tutti allo stesso tavolo. Ospite di riguardo ed eccezionale, il presidente Conte, con l’onorevole Boccia. Proprio in Campania la lista di socialisti, cattolici e repubblicani a sostegno del candidato Fico ha ottenuto un notevole successo. Quando il presidente Conte ha parlato, ha attaccato il riarmo della Germania ricordando che in Germania c’è la Afd, l’estrema destra populista. Al che un compagno socialista delle ultime file ha detto al suo vicino, ma quelli sono amici suoi. Magari aveva torto. Di certo la Afd non è amica dei socialisti, dei liberali o dei popolari europei. Se il movimento cinque stelle si ponesse il problema della sua collocazione, al centro o alla sinistra degli schieramenti europeisti, questo sarebbe già un fattore di chiarificazione.

Il partito repubblicano non è un partito bigotto, che solleva pregiudiziali. Ciro Macrelli diceva che l’unica pregiudiziale era verso la monarchia o una repubblica fascista. Nel secolo scorso Ugo La Malfa aperse al Pci e Giorgio La Malfa alla Lega di Bossi. Figurarsi se il Pri non può aprire nel 2026 al partito di Conte, quale che sia l’idea sui suoi due governi. Basterebbe conoscere l’identità politica dell’interlocutore. La Lega di Bossi la facemmo addirittura entrare nella Eldr di Bruxelles. Un salotto prestigioso. Tempo un anno la buttammo fuori.

Museo del Risorgimento mazziniano di Genova

Tags: Calendarenzi
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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