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La Russia a pochi passi dalla rovina

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
22 Gennaio 2023
in L'editoriale
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Prima ancora che inizi il vertice dell’alleanza della Nato a Ramstain, il Sun ha reso noto le stime statunitensi sulle perdite russe dall’inizio del conflitto in Ucraina che supererebbero le 180 mila unità. A queste si dovrebbero aggiungere la perdita, perché distrutti o catturati, di almeno 2 mila carri armati in 331 giorni di guerra. Secondo Il quotidiano britannico le cifre fornite dalle “fonti della Difesa” Usa, sarebbero quindi persino superiori a quelle denunciate dalla stessa Ucraina per cui la Russia avrebbe perso appena sopra i 120 mila uomini. Ovviamente Mosca ha reso pubbliche cifre completamente diverse, relative a poco più di 5 mila morti russi sul campo, smentendo persino se stessa quando le sfuggirono 12 mila morti dopo tre mesi del conflitto. Il Sun che prende sul serio le stime statunitense è convinto che sulla base di queste la continuazione della guerra da parte di Putin è priva di qualunque senso perché non potrà mai essere vinta.

Queste illazioni sugli esiti del conflitto legate alle vittime fra le due parti è militarmente insignificante. In un solo anno di guerra le perdite di una parte possono essere benissimo compensate dall’altra in un secondo anno, così come un’armata può avere 4 volte le perdite della sua avversaria e ciononostante riuscire ad annientarla successivamente. E’ accaduto proprio alla Russia quando venne invasa dalla Germania nel 1941. Rimase sotto scacco un anno, perse tre volte gli effettivi dei tedeschi, eppure giunse con le sue truppe a Berlino nel 1945. Ma il riferimento da avere non può essere quello di un paese di dimensioni minori che invade un paese limitrofo grande tre volte tanto ed il doppio di popolazione, ma quello di un’invasione di un paese limitrofo delle dimensioni dell’Ucraina. Per ragionare su un precedente, l’unico che troviamo nel secolo scorso calzante è quello relativo all’a Germania per l’attacco alla Francia. La Francia del 1939 ha 50 chilometri quadrati più della superficie dell’Ucraina e la stessa densità di popolazione. La Germania non aveva invece le dimensioni della Russia, ma il pil della Germania compensava la mancata estensione dei suoi territori, anzi è direttamente proporzionale alle dimensioni geografiche della Russia. Piuttosto la Francia a differenza dell’Ucraina contava sul doppio di cannoni tedeschi e mille carri armati in più, senza considerare che la Francia vincitrice della prima guerra mondiale era una autentica potenza militare. Eppure la Germania con la mobilitazione di un milione e cinquecentomila uomini ed una superiorità aerea dovuta principalmente alla impreparazione dell’aereonautica francese, tempo un mese piegò la Francia. Hitler entrò a Parigi senza sparare un colpo di fucile perché il parlamento francese aveva già votato l’armistizio, autorizzando l’insediamo di un governo che si sarebbe rimesso alla forza di occupazione. I francesi che si sono opposti alle nazioni tedesche per secoli, si sottomisero volontariamente tutti, escluso De Gaulle già volato in Inghilterra.

I russi, partiti all’assalto di un paese meno armato e senza tradizione militare alcuna, se non quella delle bande cosacche impegnate su scala locale e sgominate dall’armata rossa, dopo quasi un anno di guerra totale, oggi avanzano a Zaporizja, una città che non arriva al milione di abitanti. E’ un riferimento storico impietoso a convincere che non ci siano margini di miglioramento per le ambizioni di Mosca, perché i due milioni di uomini che ora vorrebbe reclutare servivano all’inizio delle operazioni, adesso è troppo tardi. Putin invase l’Ucraina, un paese delle dimensioni della Francia su tutte le direzioni di marcia con 250mila uomini quando Crusciov, che aveva un trascorso militare a Stalingrado, ne mobilita 400 mila per invadere la Cecoslovacchia, grande la metà dell’Ucraina e meno popolosa. Cusciov prende Praga in una settimana, mentre Putin dopo un mese ha dovuto ripiegare gambe in spalla. Anche una volta messa a punto la seconda ondata troverà le difese adatte a fronteggiarla. Questo è il significato del vertice di Ramstein, la pianificazione del colpo di grazia alla Russia. L’America si è convinta di fornire all’Ucraina le batterie necessarie per colpire a lunga distanza, la Germania o chi per lei, si convincerà di fornire i carri armati per una controffensiva che porti le truppe ucraine in Crimea. Resta aperta la questione della copertura aerea che evidentemente si ritiene di seconda importanza perché gli ucraini hanno dimostrato di avere già armi sufficienti per infliggere danni all’aviazione russa senza disporre di un’aviazione propria.

Lo scenario prossimo venturo prevede una Russia armata dalla Corea del Nord e dall’Iran, e un’Ucraina che ha completato il suo armamento fornito dalla Nato. Porta anche i tuoi effettivi ad un milione di uomini, cifra da escludere che si possa raggiungere in soli tre mesi, i risultati non saranno migliori di quelli conseguiti l’anno scorso. Anzi è possibile che siano molto peggiori perché le arme perse dai russi il primo anno erano più efficaci di quelle che impiegheranno così come le truppe con cui si ritrovano sul campo, dai battaglioni di élite a quelli recuperati nelle carceri. Boris Johnson è tornato sulla scena per paragonare Putin a “Fat Joe”, il protagonista del Circolo Pickwick di Dickens, un ciccione che le sparava grosse per intimidire gli astanti. L’immagine è calzante. Biden ha consigliato Putin di ritirarsi ora, l’ultimo momento utile che gli resta. Dopo sarà troppo tardi, non solo per la sua persona, ma anche per la Russia.

CCO

Tags: DickensPutin
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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