Fedor Ivanovic Tjutcev nato due anni prima di Mazzini è morto un anno dopo, era conosciuto in Italia principalmente come poeta. La casa editrice Adelphi ha appena pubblicato i suoi testi politici in La Russa e l’Occidente, focalizzando meglio i suoi interessi. La poesia serve a nascondere il dissenso con il regime. Durante la sua missione diplomatica in Germania, Tjutcev conosce Heinrich Heine di cui condivide l’ispirazione progressista ed il pessimismo. Sono gli anni in cui Mazzini costituisce la Giovine Europa che riunisce tutti i democratici europei contro la Russia, la potenza più retrograda sul continente, la più irriducibile avversaria della rivoluzione dell’89, del costituzionalismo e dell’indipendenza nazionale. La Giovine Europa di Mazzini confida nei polacchi per la rigenerazione delle popolazioni slave. I russi sono una dannazione.
Sarà la Russia a reprimere i moti ungheresi del ’48 e poi quelli polacchi sino al 1888. Nel mezzo si sbarazza del movimento decabrista a cui Tjutcev probabilmente apparteneva. Solo che il suo punto di vista era esattamente opposto a quello di Mazzini. Non era la Russia. imperiale e cattolica, ad essere fuori dal consesso europeo. Erano i rivoluzionari come lui a spingere l’Europa fuori da sé stessa. Tjutcev giudicava le idee di Mazzini come l’espressione di una “minoranza della società occidentale”. La maggioranza la pensava identica alla Russia. L’Europa della controriforma era stata completamente influenzata dalla Russia e nemmeno i moti del 1830 e poi quelli del ’48 erano riusciti a scuoterla. Ancora nel 1873, tutta l’Europa era monarchica, salvo la Francia, oramai rientrata definitivamente nei suoi territori nazionali. Tjiutcev morì rassegnato.
Questa saldatura di valori fra gli europei ed i russi, venne spezzata per un breve momento con la rivoluzione d’ottobre. Lenin e Trostky nel 1805 discutevano se fosse meglio il club giacobino o il movimento girondino per guidare una nazione. I bolscevichi intendevano dunque riaprire la strada dell’illuminismo. Una volta giunti al potere, Trotsky e Stalin si accusarono l’un l’altro di bonapartismo. La rivoluzione era già finita. Restava solo lo spettro del colpo di Stato. La Russia si sarebbe alleata a breve con la Germania nazionalsocialista, consegnandole mezza Polonia e l’Intera Francia. Un secondo Congresso di Vienna si era consumato a poco più di cento anni di distanza.
Se Hitler non fosse stato razzista, l’ordine avrebbe continuato a regnare a Varsavia, chissà per quanto tempo. Il patto russo tedesco ne era la garanzia. Solo dopo la guerra e con la Cortina di ferro, si rompe l’asse fra Russia ed Europa, e grazie all’intervento americano. Senza quello, in Italia, c’erano i russi. .
Il vero volto della Russia, ieri come oggi è quello dell’aggressione e del ricatto con cui, dal primo momento minaccia l’indipendenza europea. In Italia, ci se ne infischia. I russi li si trova esotici. In fondo quelli, il gas, ce lo vendono a poco prezzo.
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