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L’esortazione mite del presidente Mattarella

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
1 Gennaio 2024
in L'editoriale
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Come si evince dal tradizionale discorso di fine anno, il capo dello Stato non dispone di alcun potere da riequilibrare se non quello esortativo. Egli può solo invitare la nazione a fare del suo meglio e seguire esempi virtuosi offerti dalla popolazione, capaci di riassumere i valori fondanti di una Repubblica in cui pure vi sono dei superprivilegiati e dei lavoratori che vivono a rischio e mal pagati e questo significa che ancora nemmeno si è superata la soglia della diseguaglianza.. Mattarella si è rivolto quasi esclusivamente ai cittadini. Alle forze politiche, al governo, alle opposizioni, non sembra più aver niente da dire.

Completamente diversa la posizione di due presidenti che hanno parlato poco prima di lui. Putin ha detto che la Russia non ha nessuna intenzione di retrocedere e dunque che continuerà a martoriare l’Ucraina, mentre Xj che la Cina non intende accettare l’indipendenza del Taiwan, il che potrebbe voler mettere in conto anche la possibilità di aprirsi un terzo conflitto nel nuovo anno. Il confucianesimo comporta una qualche saggezza superiore a cristianesimo ed islamismo, ma non si sa mai. Comunque l’Italia stretta in questo scenario, appare debolissima, anche perché il quadro economico sociale tracciato dal presidente della Repubblica non è particolarmente confortante. Mattarella ha ricordato il principio democratico del voto ed in effetti saremo chiamati presto a rinnovare il parlamento di Strasburgo e sarebbe il caso di premiare le forze che vogliono l’unificazione europea, proprio per superare tanta debolezza. C’è chi si lamenta che il governo italiano pieghi la testa a Bruxelles, quando pure è meglio di certe importune impennate. L’Italia da sola non ce la potrà fare, anche perché se, come ha detto il presidente, la formula necessaria è quella dell’unità, prevalgono continuamente le divisioni, gli arbitri, le violenze, contro cui non basta certo la dissuasione.

In frangenti tanto difficili, il presidente del Consiglio, ha lanciato, non si capisce bene con che risorse, un “piano Mattei” per l’Africa. Un “piano Mattei” servirebbe innanzitutto all’Italia che fa una manovra con 14 miliardi in deficit e non c’è altro da aggiungere. L’appello del presidente della Repubblica contro l’evasione, andrebbe per lo meno raccolto dal governo, che non sembra avere nessuna idea in proposito, nemmeno più quella promessa sulla flat tax. Senza lotta all’evasione, senza riforme, senza investimenti, è tutto da vedere come il governo fronteggerà due guerre alle porte. A dire la verità, il governo non sembra nemmeno unito al suo interno. Come biasimare il presidente Mattarella se cita il santo padre. Rimane giusto la preghiera.

Per tutti coloro intrisi di scetticismo illuminista poi, è un momento davvero duro. Si potrebbe giusto parafrasare Antonio Gramsci che contrapponeva al pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà. Disgraziatamente, dal discorso di Mattarella la volontà, da potenza che era, sembra essere diventata una debolezza. Anche guardando avanti, come invita a fare il capo dello Stato, le possibilità offerte dalla Intelligenza artificiale, il segno più tangibile del nuovo millennio in cui ci stiamo addentrando, non sono poi così confortanti. Se l’intelligenza artificiale finisse con il comportare anche una realtà artificiale dove solo il più forte detta le regole, ecco che coloro che non si adattano sarebbero destinati a soccombere. Questo avrebbe più a vedere con il ritorno al medioevo che con il futuro. Nel dubbio, preoccupiamoci di affermarci come nazione progredita, come continente evoluto sulle idee di libertà ed eguaglianza e di provare a farlo in fretta.

sito ufficiale del Quirinale

Tags: Mattarellavolontà
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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