Il visionario d’Europa per eccellenza fu Giuseppe Mazzini, che concepì un ordine internazionale che alla sua epoca – solo un po’ meno nella nostra epoca – appariva come un esercizio sfrenato di immaginazione. Le nazioni superando il loro sacro egoismo avrebbero dovuto federarsi in una vasta Unione continentale (che poi era solo un arto di un’Alleanza universale) sostituendo alla Santa Alleanza dei re, del papa, dei nobili una Santa Alleanza dei Popoli. Per Mazzini l’ideale politico dell’avvenire era per molti aspetti un rovesciamento dell’ordine repressivo che regnava alla sua epoca, così se il Congresso di Vienna aveva concepito l’alleanza tra il trono e l’altare il profeta repubblicano affermava il binomio “Dio e Popolo”: l’obbedienza al sovrano non era più una virtù, perché il Dio che regge il mondo e sovrintende al progresso dell’umanità è un Dio di uomini liberi. Non è un Dio di sudditi, ma di cittadini. Libertà era il nuovo comandamento spirituale.
Con questo bagaglio di idee e anche con un ricco curriculum di fallimenti pratici Mazzini si accingeva a fondare nella centrale e neutrale Svizzera la “Giovine Europa”. Era poco più realistica della Utopia di Tommaso Moro e tuttavia vale la pena cogliere il senso della tri-articolazione di questo ennesimo progetto mazziniano. A Berna nel 1834 le società nazionali che andarono a comporre il mosaico della associazione pan-europea erano tre: la Giovine Italia, la Giovane Germania, la Giovane Polonia. Esse rappresentavano tre popoli che ancora inseguivano la meta dell’indipendenza (Polonia), della unificazione (Germania) della indipendenza e dell’unificazione (l’Italia). Ma per quanto fossero prive di libertà e coesione questi popoli agli occhi di Mazzini rappresentavano tre cardini del futuro ordine europeo.
L’Italia avrebbe dovuto diffondere i principi liberal-democratici nell’area mediterranea sostituendo l’egemonia della Spagna che fino ad allora era stata la roccaforte della Inquisizione, dello spirito della Controriforma. In questa missione, accanto all’Italia si collocava la Grecia che però era troppo piccola per svolgere un ruolo di polo attivo del rinnovamento politico. Con l’Italia e la Grecia tutta l’eredità della cultura classica si proiettava verso il nuovo mondo di diritti democratici e di doveri spirituali dell’uomo. Si comprende da questi orientamenti quanto distruttiva e anti-risorgimentale fosse la guerra proclamata da Benito Mussolini nel giugno del 1940: al fianco della Germania totalitaria di Hitler che aveva occupato la Polonia, poi contro la Grecia concepita come preda facile. Ben altra era la Germania a cui faceva riferimento Mazzini. Secondo Mazzini la Giovane Germania doveva rendere politici a Nord delle Alpi gli impulsi di libertà e progresso che erano stati sprigionati dal romanticismo (si pensi al mito di Prometeo) e dall’hegelismo che concepiva la storia come una successione di prove in vista del conseguimento di una autodeterminazione sempre più cosciente. Una Germania fondata sulle libertà costituzionali avrebbe dovuto sostituire l’egemonia dell’Austria che dopo aver abbandonato i principi del riformismo settecentesco aveva imposto all’Europa col Congresso di Vienna i principi reazionari di un dispotismo non più illuminato.
A questo punto lo sguardo di Mazzini spaziava ad Est e nel quadrante orientale del continente individuava la Polonia come un laboratorio di cambiamenti rivoluzionari nel mondo slavo. La Polonia avrebbe dovuto portare la modernità democratica in quel mondo che era sottoposto al duro giogo della Russia zarista, la grande “prigione dei popoli”. Ci voleva coraggio per immaginare che la Polonia smembrata e occupata potesse svolgere una leadership politico-spirituale. Oggi, dopo la caduta del Muro di Berlino, dopo l’estensione dell’Unione Europea e della NATO a Est la Polonia, con la sua assimilazione delle regole delle regole democratiche e il suo crescente benessere, sia pur con le contraddizioni della politica interna, rappresenta una fonte di ispirazione per quei giovani che soprattutto in Ucraina (ma probabilmente anche in Bielorussia) guardano all’Europa dei diritti e delle libertà.
La visione di Mazzini rispettava l’identità delle famiglie culturali dell’Europa: dire Giovane Italia significava riferirsi al mondo latino-mediterraneo-cattolico; la Giovane Germania emergeva dal mondo nordico-germanico-riformato; la Polonia svolgeva un ruolo di evoluzione nel mondo slavo-orientale, sia esso cattolico che ortodosso.
Le tre storiche parti dell’Europa, superando ogni senso di ostilità identitaria, erano chiamate a “cospirare”: etimologicamente a “respirare insieme” per realizzare l’Unità dell’Europa.
Foto targa in Viale Antonio Gramsci, Firenze | Sailko | CC0







