Il decreto Sicurezza approvato dalla Camera in prima lettura sembra scritto da un funzionario della questura, eppure non c’è un ministro di Polizia. ce n’è uno degli Interni. Non si trova una sola idea una di prevenzione. C’è solo la repressione. Il che sostanzialmente significa rassegnarsi ad uno Stato repubblicano costretto a subire reati di ogni tipo, quando sarebbe semmai necessario sviluppare piuttosto una qualche forma di intelligenza per impedirli. I toni clamorosi con cui le opposizioni hanno accolto il decreto, lasciano invece un po’ il tempo che trovano. Lamentare difetti di costituzionalità da parte di chi ha chiuso la gente in casa, esautorato il parlamento per multare chi portava ai giardini il cane a passeggio, non consente un grande vanto liberale.
Lo spettacolo offerto ancora una volta a Montecitorio è quello dell’assenza di confronto dialettico. il presidente del Consiglio ha più facilità di comprendersi con il presidente uzbeko che con i capi delle opposizioni. E se già questo non fosse un problema abbastanza serio per la coesione nazionale, quello per cui governo ed opposizione sembrano capaci solo di radicalizzare lo scontro, le stesse coalizioni sono spaccate al loro interno. Il dissidio fra i ministri Giorgetti e Tajani sulla Golden Share è solo l’ultimo di una serie infinita di episodi che divide Lega e Forza Italia. S comincia con la differenza sul voto per la Commissione e sull’armamento europeo. Non che l’opposizione possa compiacersi dei successi elettorali appena conseguiti alle comunali. Pd e 5stelle sono più rivali che altro e sommare i voti alle amministrative è cosa più facile che alle politiche. Basta trovare un sindaco capace. Che senso poi abbia un referendum promosso contro le leggi del principale partito di opposizione quando era al governo, lo sa solo Landini. Semmai serviva un referendum contro qualche legge di questo governo in carica.
La situazione internazionale peggiora lo stato delle relazioni nell’opposizione. Le due manifestazioni indette per la crisi in medio oriente lo dimostrano. Renzi e Calenda preferiscono ritrovarsi insieme e si che se ne sono dette di ogni colore, piuttosto che accanto a Conte e Fratoianni. Si capisce perfettamente, Quali difetti possano accusarsi l’un l’altro, la loro critica al governo israeliano si preoccupa di non essere confusa con l’antisemitismo dilagante. Un paese che si è dato autonomamente delle leggi razziali dovrebbe stare molto attento a una questione tanto delicata della storia patria. Figurarsi.
Tutti si sono poi indignati per le accuse del Consiglio europeo rivolte alla polizia italiana e meno male che le istituzioni repubblicane sentano il bisogno di stringersi alle forze dell’ordine. Varrebbe comunque la pena di valutare come sia possibile che si formi una simile accusa, se mai non vi possa essere qualche incidente da correggere. Considerare ogni volta l’Italia al di sopra di ogni sospetto, è un modo sicuro per finire malissimo,. Già una volta il paese è andato al completo scatafascio. Anche allora c’era un governo che non amava confrontarsi con l’opposizione. Preferiva silenziarla.
galleria della presidenza del Consiglio dei Ministri







