L’onorevole Meloni è stata bravissima a spiegare all’Europa i difetti di cui questa soffre e del coraggio che deve mostrare per rimediarvi, oltre ai passi necessari da compiere per rilanciarsi. Meno brava, per non dire, per nulla brava, nel valutare la situazione dell’Italia. Intanto perché non si capisce come sia possibile che in Italia vada tutto benissimo, come sembrava dal suo intervento al Senato solo la settimana scorsa, 16 maggio, quando in Europa va tutto male. Poi, perché come si era suggerito da questo editoriale e puntualmente l’Istat ha confermato, le cose in Italia non vanno bene per niente. Il contrario.
L’immagine dell’Italia, descritta dall’Istat nel suo centenario, è drammatica. Il Paese è diviso, continua ad invecchiare, lascia ai margini donne, giovani e migranti. L’economia resiste, vero, ma cresce meno di Francia e Spagna. Le criticità italiane sono strutturali, legate alla debolezza della produttività e ai ritardi negli investimenti in innovazione. Le disuguaglianze di genere e i carichi familiari sono alla base dei divari nelle opportunità sociali ed economiche. Infine c’è un debito pubblico oramai diventato superiore a quello della Grecia e peggio di tutto, questo non lo dice l’Istat, una classe politica inerte. Il governo fa la predica all’Europa, l’opposizione non ha una idea una.
Il governo si trova un anno di vita e l’onorevole Salvini ha già parlato, poi ha smentito, ma la sincerità era ovvia, di elezioni anticipate. Non sanno più cosa fare, o sono divisi su tutto. Per questo pensano al voto anticipato. Il divertente, non manca il lato comico della vicenda, è che a parlare di elezioni anticipate era quello che aveva promesso il ponte sullo Stretto, non diciamo realizzato in una legislatura, quasi. Qualcuno ha visto le fondamenta del ponte? La parabola del governo, promesse senza senso.
Troppo facile scaricare le responsabilità sull’Europa che pure ne ha, quando l’Italia dell’onorevole Meloni non ha fatto un bel niente. Il nucleare. Il ministro PIchetto Frattin deve ancora riunire i comuni a fine legislatura. Sai le pernacchie. Doveva semmai farlo all’inizio. Come dall’inizio abbiamo detto al governo, cerca delle risorse energetiche in patria, perché ne avrai bisogno, ripristina subito le estrazioni nell’Adriatico. Niente, un muro di gomma. Questo è il governo che ha battuto tutti i record di debito pubblico e non ha nemmeno presentato un piano di revisione della spesa. Sembra che anche il piano vogliano farlo adesso, quando non serve più. Intanto hanno chiesto all’Europa di sforare ancora sull’energia.
Non parliamo dell’inversione delle scelte internazionali. Meloni all’insediamento del presidente Trump e convinta amica di Israele è finita accanto a Modi e a chiedere sanzioni per lo Stato ebraico. Migliore figura ha fatto l’hare krisnha Bonelli.
Disgraziatamente Bonelli, Schlein, Conte vincessero le elezioni, dovrebbero chiedere al paese lagrime e sangue per rimettere in piedi la situazione e invertire la marcia. Possono forse vincere sciorinando un programma del genere? Servono i sacrifici che il governo precedente non ha fatto? La campagna elettorale è già stata iniziata con chi promette più balle. Poi lo vedremo dove andremo a finire, sempre che ci restino gli occhi. A volte sembrano persi pure quelli, come i ciechi di Bruegel.
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