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L’Italia che farà la sua parte

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
3 Dicembre 2024
in L'editoriale
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Davanti all’accelerazione della crisi in Siria, i ribelli stanno andando oltre ogni aspettativa, nonostante l’aviazione russa e il rientro delle milizie sciite, il ministro degli Esteri Tajani ha rilasciato un’intervista a L’Avvenire, dove ritiene “obbligatorio fermare le guerre” e altresì “obbligatorio riprendere il confronto politico e diplomatico”. Per questo il ministro assicura perentoriamente che “l’Italia farà la sua parte”. Posizioni encomiabili e chiarissime. Non si dice solo, quale parte l’Italia intenderebbe fare.

Sul fronte libanese, l’Italia è già stata esautorata, nonostante disponga di truppe al confine anche se sotto egida Onu, o forse proprio per questo, dal monitoraggio della tregua in corso. Saranno Stati Uniti e Francia ed occuparsene e bisognerà rimettersi alle valutazione di questi due Paesi. L’onorevole Tajani poi nella sua intervista non dice se ha particolari relazioni con le autorità libanesi tali da poter mettersi in pista, invece si prepara a perdere punti con quelle israeliane, affermando, perentoriamente, che a Gaza Israele ha raggiunto “i suoi obiettivi militari”. Indi per cui deve fermarsi. Dispiace informare il ministro, che gli obiettivi militari di Israele sono legati alla liberazione degli ostaggi. Se si vuole che Israele si fermi. o si chiede all’Iran di fare pressione su Hamas a liberare gli ostaggi, oppure si dice ad Israele di dover rinunciare ai suoi obiettivi militari, nel quale caso, occorrerebbe per lo meno offrirle qualcosa in cambio. Dalle parole di Tajani non si vede nessuna particolare offerta a riguardo, a meno che egli consideri sufficiente la formula dei due Stati, che l’attuale governo israeliano contesta. Sono anni che si propongono i due Stati e sono anni che si va avanti con le ostilità. Un altro Stato arabo al confine con Israele viene visto da Gerusalemme come la certezza di un’aggressione permanente nei suoi confronti, soprattutto con un Hamas capace di riorganizzarsi.

Non sembra andare molto meglio la crisi siriana, che ha preso tutti, l’Italia in particolare, alla sprovvista. Il governo italiano avrebbe già assunto una formidabile iniziativa, inviando l’ambasciatrice a Mosca a colloquio con il ministro degli Esteri russo per raccomandargli i luoghi sacri. Se davvero Lavrov ha ricevuta la nostra ambasciatrice avremmo voluto assistere alla scena. Con i russi che rischiano di vedersi isolati a Tartus da un’ armata di straccioni, si va a chiedere loro di non bombardare le chiese cristiane. Di sicuro la grande sensibilità di un umanista come il ministro Lavrov, si preoccuperà di fornire ogni possibile garanzia all’Italia ed al Vaticano per tutelare i luoghi sacri. Compiuto questo bel gesto, al netto delle parole del ministro, non si vede in cosa altro consisterebbe l’impegno italiano nel nuovo scenario. Perché in realtà nemmeno ci viene detto se l’Italia ritiene che Assad debba restare o debba cadere, né, soprattutto, se i russi debbono abbandonare la Siria o in ogni caso restarvi. Nemmeno si dice se l’Italia ha preso contatti con Ankara per capire esattamente quali intenzioni ha il principale paese Nato a ridosso della Regione. Se Tajani è preoccupato da una nuova ondata di profughi, e questo è l’unico timore del governo, scelga di schierarsi subito con una parte che possa stabilizzare l’intera area e la sostenga perché vi riesca il prima possibile. Altrimenti si prepari a costruire un’altra mezza dozzina di centri in Albania per i richiedenti asilo e allerta la marina militare che si dovrà trasportarli su e giù per l’adriatico. Il presidente del Consiglio Meloni ha infatti detto che il piano Albania va avanti e se va avanti quello, figurarsi se si fermano i magistrati.

Una volta letto Tajani dire al quotidiano dei vescovi “va bloccato il disastro siriano”, tornano in mente i grandi ministri degli esteri che fecero l’Europa, Metternich che riteneva necessario bloccare Bonaparte, o Talleyrand che anche voleva bloccare la guerra con l’Austria. Di conseguenza, questi ministri si lanciavano in incredibili trame ed iniziative, senza mai lesinare gli intrighi di palazzo, i matrimoni fra casati diversi, le spie ed ovviamente, il muovere gli eserciti. Tempi lontani. Tanto lavorio incessante viene completamente disdegnato dal ministro Tajani che ha scelto un mezzo molto più riposante, la preghiera. I vescovi cattolici, beati loro, lo apprezzeranno come di sicura efficacia. Le capitali occidentali, chissà.

Ministero degli Esteri

Tags: Medio orienteTajaini
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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