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Quando la Rai faceva servizio pubblico

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
4 Dicembre 2024
in Cultura
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Andati subito distrutti negli archivi della Rai I Giacobini di Zardi, fatale l’articolo su l‘Unità, “La Rivoluzione entra nella casa degli italiani”, firmato Togliatti, si ovviò facendovi entrare il Termidoro. Nel 1964 vennero trasmesse le otto puntate dei Grandi Camaleonti, sempre di Zardi che a sessant’anni di distanza sono stati restaurati e rieditati, Da scomparsi che erano, oggi si possono rivedere, non in diretta televisiva, ma almeno sulle piattaforme digitali Rai. Un piccolo rimedio ad un bel danno.

I “Grandi Camaleonti”, sono la controrivoluzione in marcia, la Repubblica borghese pusillanime e corrotta. Questo deve aver rassicurato la vecchia dirigenza democristiana dell’Azienda di Stato. Anche senza l’apprezzamento di Togliatti, meritano lo stesso un posto di tutto rispetto negli annali della televisione italiana, solo per gli interpreti. Da Valentina Cortese, nei panni di Josephine Beauharnais e Mario Pisu, in quelli di Barras , attori di primissimo piano, fino a Grasselli Fouché e Sbragia, Napoleone, offrono una rappresentazione autorevole dello stato dell’arte teatrale in Italia, per non dire di una delle prime apparizione di Umberto Orsini, Tallien. Non mancano i volti giovanissimi di Raffaella Carrà, Ortensia Beauharnais, Enzo Cerusico, Luigi Bonaparte, Gigi Proietti, Moreau.

La ricostruzione del Termidoro è una autentica impresa. Si tratta del periodo meno studiato della Rivoluzione, soprattutto agli anni sessanta del secolo scorso. Zardi vi si muove con una disinvoltura eccezionale, tanto che servirebbe andare a frugare nella sua libreria per vedere se vi sono testi comunemente ignoti. Non tutto convince e può darsi che vi siano esigenze di scena nella narrazione. Carrier non era il pazzo che si credeva, e la storia che Collot volesse vendicarsi di Lione perché fischiato durante la sua carriera di attore, è stata smontata. Lione applaudì Collot quando si esibiva sul palcoscenico. Il rapporto tra Fouché e Napoleone è la chiave di volta dello sceneggiato, ed è Fouché il vero protagonista, Bonaparte ha dalla sua principalmente la fortuna. Deve tutto a Barras. Magari Zardi esagera un poco con questo Bonaparte titubante, ambizioso e sanguinario, che ad Arcole, appena presa la bandiera, cade nel fossato. Mentre Fouché chissà se disponeva davvero di quella cinica volontà calcolatrice che fa la sua storia di animale a sangue freddo. Secondo Zardi, Fouché rovina Robespierre, tesi conosciuta e plausibile, poi si sbarazza di Barras, anche questo è credibile, e soprattutto spiana la strada a Napoleone, da cui pure sarà deluso. Tutto insomma, in qualche modo, torna. Novità assoluta, invece, il legame nato a Lione fra Fouché al comando e Bonaparte alla mitraglia. Più o meno questo resta la traccia dell’intero sceneggiato. Zardi è un convinto robespierrista, infatti piaceva a Togliatti. Nei Grandi camaleonti vanno in scena i terroristi che hanno fatto cadere le colpe dei loro misfatti sul capo giacobino. Non a caso, i soli interpreti degni di una statura morale fra tanti sbeffeggiati o vilmente descritti, sono i Duplay, la famiglia che ospitava Robespierre a rue Saint Honoré. Colpita dal decreto di arresto ingiustamente, nulla vuole ricevere come compensazione dalle politiche conciliative del consolato.

Nello sceneggiato le figlie Duplay che rifiutano la pensione per vivere del loro lavoro, sono l’unico ricordo di una passione rivoluzionaria tramontata. Il protagonista dei Camaleonti è il denaro elevato a fine ultimo della società, quando la libertà si ritrova sotto tutela armata. Interpretazione piuttosto schematica del Termidoro, che pure fece epoca. Le ricostruzioni storiografiche, poi, sono sempre discutibili. Zardi ,dopo aver descritto l’ascesa della Rivoluzione con i suoi Giacobini, con i Camaleonti, quelli che mutano pelle ad ogni occorrenza, descrive la decadenza dell’epopea.

Questa degli anni sessanta del secolo scorso fu una autentica alba splendente per la Rai. Con la Rivoluzione e il Termidoro, vennero trasmessi il Circolo Pickwick, i Fratelli Karamazov, Le anime morte, Delitto e Castigo, Cime tempestose, i Miserabili,, Capitan Fracassa, drammi di autori che spaziavano da Lamartine a Fallada. Uno sforzo di elaborazione culturale di cui non c’è più nessuna traccia. Negli ultimi trent’anni, gli utenti Rai, tutti i giorni, vengono torturati almeno venti minuti, da una soap come Un posto al sole i cui interpreti posseggono un calibro tale che non si vedranno mai in nessun’altra programmazione e meno male. Poi c’è San Remo. La letteratura? Montalbano.

Domaine de Vizille Musèe de la Rèvolution Française, dept de l’iser

Tags: CortesePisu
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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