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L’ombra del Vietnam

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
18 Marzo 2026
in L'editoriale
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Il regime degli ayatollah, paragonando l’Iran al Vietnam, ha confermato di andare contro le leggi della logica. Dopo dodici giorni di guerra in Vietnam gli americani non uccisero il generale Giap, o il presidente Ho ci Min. Nemmeno ci provarono. Eppure gli americani avevano quasi la stessa superiorità aerea di oggi. Erano i comunisti vietnamiti a non avere oppositori all’interno, godendo del pieno sostegno della popolazione al Nord e nella maggior parte del Sud. Soprattutto nella Regione, non c’era Israele.

Se qualcuno si fosse letto con attenzione i Pentangon papers trafugati e poi resi pubblici, saprebbe che l’obiettivo americano non fu mai l’indipendenza del Vietnam del Sud. Kennedy lasciò eliminare subito Diem. L’America voleva difendere l’Indocina, fermando i comunisti al solo Vietnam che era dato per perso. Il Vietnam del Nord era un piccolo paese povero, con una delle più potenti e ambiziose strutture militari al mondo. Il Viet Minh aveva appena sconfitto il colonialismo francese. L’Iran sarebbe un paese ricchissimo senza una cricca di preti che lo schiaccia, e più che di un esercito vero e proprio, dispone di un’armata di aguzzini buoni a sparare sulla folla inerme.

A parte le differenze politiche, storiche, geografiche, l’Iran non dispone di una giungla con gallerie che arrivavano fin dentro Saigon, gli ayatollah dimenticano l’aspetto fondamentale della guerra del Vietnam. Nel 1973 Nixon portò Hanoi al tavolo di pace per il cessate il fuoco. Dopo dieci anni di sconfitte sul campo e bombardamenti delle loro città, anche gli ostinati guerrieri del Nord Vietnam si arresero all’evidenza. Non avrebbero mai potuto arrivare a occupare tutta l’Indocina e avrebbero dovuto accontentarsi dell’egemonia sull’entroterra, Laos e Cambogia, annettendo il Sud tramite referendum. Mai si replicasse la soluzione vietnamita, gli ayatollah dovrebbero capitolare accettando le condizioni americane. Al limite potrebbero sperare che invece del Watergate esploda un caso Epstain per mettere fuori gioco la presidenza statunitense. Senza il Watergate, il Vietnam del nord si sarebbe presto accorto di aver perso la guerra. Nixon nel 1974 ottenne un secondo mandato, con un successo elettorale schiacciante, per averla conclusa, come amava dire, onorevolmente.

Vi sarebbe poi da ragionare sui tempi della guerra del Vietnam. La presenza americana era già preesistente negli anni ’50 del secolo scorso e si intensifica con i consiglieri militari, inviati nel 1963 su richiesta del governo di Saigon appena minacciato. Gli invasori erano i nord vietnamiti, non gli americani. L’escalation vera e propria avviene nel ’68, con Lyndon Johnson. Jhonson avrebbe vinto le elezioni promettendo la pace con Ho Ci Min. Porterà il contingente statunitense nel sud est asiatico ad oltre cinquecento mila uomini dai dieci mila che erano e alla guerra totale. Da annotare che l’esercito nord vietnamita era superiore al milione di uomini e contava sui Vietkong, cioè sulla resistenza comunista armata del Sud. L’Iran rischia di ritrovarsi i curdi iracheni schierati contro sul campo.

Senza parlare del movimento pacifista negli Stati Uniti, l’Europa si schierò tutta contro la guerra sostenendo apertamente una delle dittature più feroci e spietate al mondo. In Italia, la Rai mandava in onda tradotti documentari sovietici di propaganda. Ancora si vedono su Rai storia. La Francia era con il Nord Vietnam per frustrato orgoglio. La Germania, per Ostpolitick. Russi, Nord coreani, Jugoslavi, persino i cinesi, inizialmente, sostennero Hanoi, quando l’Iran, appare abbandonato persino dalle sue milizie alleate, gli Houti, Hamas, che chiede di non colpire i paesi del Golfo. L’America in Vietnam fu sostenuta principalmente dalle popolazioni montanare del Sud Vietnam, quelle che poi fuggirono allo sterminio ordinato da Hanoi, e se le cavò brillantemente lo stesso. E pure la narrazione fatta in occidente della guerra fu di un clamoroso fiasco, di una disfatta, persino di un’onta. L’odio per Nixon era molto superiore a quello per Trump.

Il ritiro americano si era completato un anno prima che i nord vietnamiti entrassero a Saigon in violazione degli accordi presi. Il resto dell’Indocina, Tailandia e allora Birmania, l’accesso al golfo indiano, era salvo. La Cina attaccò subito il nuovo Vietnam unificato, che inflisse una sconfitta ai cinesi che ancora se la ricordano e, a breve, ruppe con i russi. Quale fu il miglior partner del nuovo Vietnam comunista e che tale è rimasto? Gli Stati Uniti d’America. Tempo quattordici anni sarebbe venuta giù l’Unione sovietica. L’America godette un nuovo periodo di prosperità straordinaria. L’ombra del Vietnam evocata da Teheran, a conti fatti, dà bene l’idea che gli ayatollah siano già surclassati e che Trump potrebbe comunque non cavarsela.

pubblico dominio

Tags: IranVietnam
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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