Il presidente del Consiglio parlando a Confindustria ha detto che il governo ha messo ben sessanta miliardi, in pratica due manovre, per contenere i costi dell’energia. E pensare che a guardare le bollette, non ce n’eravamo davvero accorti. Poi ha aggiunto una cosa sacrosanta, non si possono continuare a spendere soldi pubblici, Ha ragione soprattutto se i risultati sono questi, per cui è facile da immaginare che la platea degli imprenditori sia venuta giù dagli applausi. Purtroppo l’onorevole Meloni si è dimenticata di dirci come intende supplire a questo suo formidabile rigore finanziario.
Nemmeno dieci giorni fa nella nostra incompetenza, avevamo ricordato da questo editoriale i dati del centro studi di Unimpresa sui costi dell’elettricità in Europa. Li citiamo una seconda volta. L’Italia paga una media di 109 euro per megawattora. La Germania 78. La Spagna 63. La Francia 58. Il differenziale rispetto a Parigi si avvicina al 47%,quando rispetto a Madrid al 42%. Mentre il divario con Berlino è più contenuto, essendo solo superiore del 28%, perché la Germania le centrali le sta chiudendo. .Francia e Spagna beneficiano invece di una maggiore produzione dalle fonti a basso costo, che vanno dall’eolico al nucleare. Ora vorremmo sapere cosa l’Italia in concreto intende fare. Perché sono state piantato pale in quasi tutto il mezzogiorno. Purtroppo l’Italia non ha i venti atlantici che arrivano in Spagna e la Spagna comunque subisce i black out perché evidentemente il fabbisogno energetico è superiore a quello di cui riesce a disporre..
Avevamo suggerito una riforma strutturale del mercato elettrico, in modo da sganciare il prezzo dell’energia dal costo del gas e magari premiare gli investimenti nelle rinnovabili. Allora questi sessanta miliardi annunciati dal governo, mai esistessero, potrebbero servire ad una compensazione economica per le imprese. Servirebbero crediti d’imposta strutturali e tagli agli oneri in bolletta. Oppure un piano nazionale per l’efficienza energetica, che ancora non è stato presentato. Di questo si tratta, non degli annunci del presidente del consiglio, ma dall’Agenda del governo. Il partito repubblicano a Ravenna sta facendo una battaglia da anni per le trivellazioni dell’Adriatico, perché ritiene impellente aumentare le risorse energetiche cosa in cui è impegnata la Croazia. Per il governo l’Adriatico serve a trasportare migranti in Albania. Altrimenti l’onorevole Meloni ci spiega i vantaggi del premierato, adesso, bontà sua, vuole rimuovere i dazi interni all’Europa. L’abbiamo pure ascoltata sulle disgrazie del povero camerata Ramelli. Tutti devono fare i conti con la sua morte, ha detto e per carità, volentieri. Qualcuno facesse i conti con i costi energetici. Del nucleare di nuova generazione, che pure in queste condizioni dovrebbe essere prioritario, fino a ieri ha parlato il solo ministro Picchetto Frattin e ci sembra che nessuno a Palazzo Chigi se lo sia filato.
Come l’Italia possa risultare attrattiva per le imprese con simili prezzi, lo sa solo il presidente del Consiglio, anche perché stiamo aspettando di vedere i futuri soci dell’Ilva. Siamo aperti a tutti ha detto ancora l’onorevole Meloni, e meno male. Solo che non si capisce chi si voglia aprire a noi in simili condizioni. Confessiamo una certa delusione. Ci si aspettava un qualche ritorno dal piano Mattei. Mattei era uno che sull’energia si dava parecchio da fare. Quindi ecco l’onorevole Meloni salire alla tribuna di Confindustria, l’occasione buona per vantare ii risultati del formidabile piano Mattei. Neanche una parola. L’ora del coraggio, lo slogan lanciato dal presidente del Consiglio. Davvero ce ne vuole.
Museo del Risorgimento Mazziniano di Genova








Piano Mattei del governo moni una vergogna fatto per rilanciare la agricoltura africana oer poi importare a basso costo