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L’ora delle responsabilità per l’Europa

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
29 Febbraio 2024
in L'editoriale
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Il Parlamento Europeo non era tenuto ad invitare in Assemblea plenaria la vedova di Navalny. Poteva inviarle le più sentite condoglianze ed una corona di fiori, considerandola inevitabilmente troppo provata dalla sofferenza per offrire un resoconto oggettivo degli avvenimenti. Nel momento nel quale Bruxelles ha invece scelto di offrirle la tribuna in una seduta tanto solenne, non è che domani potrà cavarsela pensando di aver offerto uno spettacolo dettato dal momento. Le parole espresse da Yulia Navalnya sono ora impegnative per lo stesso Parlamento di Bruxelles, un punto di riferimento da cui non ci si può più scostare, pena il ridicolo della principale istituzione comunitaria.

Yulia Navalnya ha detto semplicemente che Putin non è uno statista, è un mafioso che va combattuto come tale e che deva pagare per i crimini commessi contro i russi e contro gli ucraini. Qualcosa in realtà che si pensa da tempo e che davanti ad un evento solenne come quello celebrato a Bruxelles, non può più essere ignorata.

Come è evidente la comunità europea si trova di fronte ad un dilemma, originato dalla fine della guerra fredda. Il complesso del mondo occidentale ha pensato che finita la guerra fredda, si sarebbe instaurata un’epoca di sicurezza e di pace, senza capire, al contrario, che la guerra fredda era solo il congelamento da parte delle principali potenze di una guerra che aveva colpito l’Europa per due secoli interi fra progresso e conservazione, democrazia e autoritarismo, con interi paesi e popolazioni capaci di spostarsi da una parte all’altra. Se c’era la speranza di portare la Russia nel campo democratico, qualcosa che in verità appariva quasi impossibile sulla base dell’identità russa che ha rappresentato il volto più feroce della reazione prima e della dittatura poi, questa speranza si è infranta rapidamente. Solo la voglia di illudersi da parte dell’occidente ne ha ritardato la piena consapevolezza. Finita l’epopea socialista, la Russia è ritornata quello che è sempre stata, un molosso incapace di qualsiasi auto riforma interna, per di più frustrata dalla perdita dei possedimenti ottenuti da Stalin che le avevano dato un’espansione superiore persino a quella raggiunta da Pietro il Grande. Nello stesso tempo, il processo centripeto si era messo in moto, per cui non solo i paesi satelliti della Cortina di ferro se ne volevano andare dal dominio di un simile tiranno, ma anche le regioni che erano comunemente considerate russe a tutti gli effetti, la Cecenia, l’Ossezia, la Georgia, la Moldavia, persino l’Ucraina e nessuno in occidente ha mai considerato qualcosa più russo dell’Ucraina, la terra del Don, la terra dei cosacchi.

Qualunque possa essere il regime russo che corre il rischio di una simile disintegrazione nazionale, non potrà accettarla mai tranquillamente, perché dovrebbe ricostituirsi nell’età moderna, mentre la cosiddetta rivoluzione d’ottobre è stata proprio la soluzione necessaria ad evitare questa modernizzazione. La Rivoluzione di ottobre è stata il medioevo dipinto di fresco. Cambiava solo la narrazione. Così oggi, non è la Nato che minaccia e circonda la Russia, sono i paesi della Russia che vogliono finalmente andarsene da quello schifo.

Nessuno obbliga gli occidentali ad intervenire in questo processo, nel senso che per la verità anche la Russia al culmine della sua potenza è stata contenuta, non è che con l’Ucraina sottomessa ha vinto la guerra fredda, non l’ha vinta nemmeno con Berlino est e tutta la Polonia. Per cui non è una questione geopolitica il conflitto con la Russia e meno che mai è militare, dal momento che dopo due anni di guerra in Ucraina, i russi vantano la conquista di Avdiika. Abbiamo un paese che fa alzare in volo quelle carcasse dei Tupelev e pensa di fare impressione. C’è solo un problema morale. L’occidente ha conquistato la sua libertà a caro prezzo con un percorso avviato nel 1789, contro la Russia fra l’altro, e concluso nel 1945. Ora dovrebbe voltare gli occhi di fronte alla libertà negata degli altri. come pure avrebbe voluto fare nel 1938. Inutile negare che la tentazione sia forte. Nessuno ha voglia di riprendere le armi, ma se si continua con le iniezioni di Navalny, e ora è stata pure arrestato Orlov e le bombe dei russi, si minaccia anche la Moldavia, sarà inevitabile farlo. Per cui meglio iniziare a prepararsi.

foto pixabay cco

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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