Sarebbe meglio per Ranucci che fosse stato lui ad aver strumentalizzato Lavitola e dire di aver progettato un falso attentato per lanciarsi in politica. Apparire come il grande manipolatore, piuttosto che l’ingenuo manipolato. Lavitola ha avuto condanne per reati di associazione a delinquere, truffa, estorsione e la cosa più grave per un giornalista del servizio pubblico, appropriazione indebita di fondi statali, quelli dell’editoria, per esattezza. Viene da chiedersi come sia possibile che un giornalista, del servizio pubblico, per l’appunto, possa decidere di frequentarlo un personaggio simile. Altro che esserne manipolato.
Ranucci avrebbe potuto dire al suo pubblico e alla nazione, scusate, io sono il migliore di cui il paese dispone, moralmente e politicamente. Su di me già contano milioni di italiani, la magistratura, segretari di partito che mi difendono ancora prima di sapere di cosa vengo accusato. Ho preso un tapino come Lavitola come lo scalino da cui lanciare la mia candidatura al vertice del paese. Non si è fatto male nessuno e io mi sono presentato con il botto. Non ve ne pentirete, anzi è la cosa migliore che vi possa capitare, perché mettereste alla presidenza del Consiglio finalmente qualcuno di notevole. Al che un cittadino avrebbe potuto replicare, vabbè sto Ranucci è bello spregiudicato, certo non si fa mettere sotto da nessuno. Invece si è fatto mettere sotto da uno come Lavitola. Con quale autorevolezza può adesso Ranucci esercitare un qualche ruolo nella televisione di Stato? Era un burattino nelle mani di un Lavitola e ancora nemmeno sembra essersene accorto.
In un romanzo di Kipling gli indù adorano un soldato inglese che credono immortale perché nasconde una cotta di maglia sotto la giubba. Una volta che lo vedono sanguinare per una ferita accidentale, capiscono di essere stati ingannati e lo vogliono linciare. Gli italiani si stanno dimostrando più ingenui degli indù, o per lo meno c’è chi li ritiene tali.
Lavitola ha elaborato un piano criminale tutto da solo. Il povero Ranucci non capiva e non sapeva niente, anzi se qualcuno sospetta il contrario, si troverà contro schierati i suoi legali. Eppure una obiezione minima dovrebbe poter essere sollevata, ovvero Lavitola voleva la morte di Ranucci? E allora doveva pur avergli detto che gli metteva una bomba sotto casa, per non farlo saltare per aria. Altrimenti si dovrà dimostrare che il Lavitola aveva predisposto le cose in modo tale che né Ranucci, né nessun altro correvano alcun rischio. Oppure Lavitola risulterà completamente innocente e la magistratura ha preso un colossale abbaglio. In questo caso Ranucci dovrà solo spiegare che ci trovava in uno come Lavitola che con i precedenti accumulati, un giornalista un po’ serio, lo evita, non che ci va a cena tre volte al mese.
pubblico dominio







