Prima ancora di occuparsi di geopolitica, occorre una sufficiente cultura geografica di cui pure si difetta clamorosamente. Ancora l’anno scorso un direttore di un quotidiano del nord che pure era uso a intervenire televisivamente sulla guerra in Ucraina ogni settimana, ignorava il confine con la Polonia. E qui si potrebbe anche dire pazienza, in fondo basta sapere di quello con la Russia. Ieri è accaduto invece ad un direttore di un quotidiano del centro spiegare che l’Iran si trova nel cuore del Mediterraneo, il che è persino più clamoroso. L’Iran con il Mediterraneo non c’entra un bel niente, semmai si affaccia sul Golfo Persico. Per arrivare al Mediterraneo l’Iran ha bisogno di spingersi in Libano o in Siria, motivo per il quale ha sostenuto Hezbollah ed era legato alla dinastia Assad. Infine gli iraniani hanno organizzato le milizie Huti in Yemen. Gli attacchi degli Huti al traffico navale del Mar Rosso, ha avuto delle ricadute sulle tratte energetiche occidentali, tanto che si era allestita una missione navale europea, anche se poi l’area è stata messa in sicurezza dall’intervento statunitense, da Trump, insomma. Questo l’anno scorso. Il blocco dello stretto di Hormutz, invece, riguarda molto relativamente l’Europa, dal momento che il principale tonnellaggio che lo attraversa è cinese e asiatico. Quali che siano le conseguenze sui costi di gas e petrolio, per gli europei saranno necessariamente più sopportabili di quelli causati dagli attacchi Huti sul passaggio per Suez.
Solo una volta messa a fuoco la geografia, può darsi che si inizi a capire la geopolitica. In Italia abbiamo avuto super esperti pronti a dichiarare ad un giorno dall’invasione, che Putin mai avrebbe attaccato l’Ucraina, così come quelli che Trump era l’unico presidente americano ad opporsi alle guerre, fino a coloro convinti della supremazia militare raggiunta dagli ayatollah in Medio oriente. Premesso che la Russia nella sua storia secolare ha invaso tutti, dalla Finlandia, al regno di Napoli, alla Spagna, a suo discapito si può dire che ne è quasi costretta. Quando hai il sessanta per cento della popolazione che vive a quaranta gradi sotto zero, o emigri, o invadi qualsiasi altro paese. Quanto a Trump la voce repubblicana, modestamente, già il marzo scorso lo aveva paragonato a Lyndon Johnson. Johnson voleva fare la pace con Ho ci min e finì con il bombardare Hanoi tutti i giorni.
Visti i risultati degli specialisti ignoranti di geografia, i media si rivolgono persino agli esperti di Camorra, che concepiscono la politica internazionale come un patto criminale sulla città. Trump avrebbe avuto il via libera sull’Iran in cambio di lasciare a Putin l’Ucraina e a Xi il Taiwan. La serie televisiva dei Savastano. Infatti Putin dell’Ucraina non controlla nemmeno il venti per cento, mentre la prova di forza offerta da Trump in Iran, lascia perplessi i vertici cinesi sulla possibilità di un attacco al Taiwan. La ragione è semplice, l’esercito cinese è decorativo. La Cina ha sette portaerei di nuovissima generazione e nessuna di queste è nucleare. Quanto alle guerre, i cinesi hanno sconfitto i monaci buddisti in Tibet. Già con i nord vietnamiti, si sono dovuti arrendere dopo dieci giorni di combattimenti. Quelli che hanno combattuto i giapponesi invece, sono barricati a Formosa, i nazionalisti. Ciang Kai-Shek era il militare, non Mao.
Non che si possa dire come si evolverà la storia. Solo il medio oriente, che non è nel Mediterraneo, accumula troppe incognite. Una lezione però da tutto questo si può sempre trarre. A conti fatti, il multipolarismo all’America non piace e non ha nessun intenzione di accettarlo, soprattutto dopo aver sconfitto il socialismo. Se invece il multilateralismo piacesse agli europei, sarebbe comunque già un bel passo avanti. Cent’anni fa all’Europa piaceva il fascismo e si può benissimo scegliere la neutralità, o, come si era inventato Mussolini, la non belligeranza.
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