Analisi ed affermazioni che si percorrono da due anni sulle prospettive della guerra russa, possono solo spiegarsi con l’epica mitologica che accompagna questa nazione come accompagnava gli eroi di Omero, Achille o Ulisse che fossero. La Russia senza mai vincere una sola battaglia ha pur sempre sconfitto la Grande Armata di Napoleone, deve essere necessariamente imbattibile. Poi bimbi che eravamo tutti abbiamo visto l’Alexander Nevskij con i cavalieri teutonici inghiottiti dal ghiaccio, anche se Eisenstein rielaborava Austerlitz, un disastro, non una vittoria. Si è iniziato così con gli analisti militari pronti a spiegare che tempo una settimana Putin avrebbe passeggiato per Kyiv. Poi, visto duecentomila morti russi in un anno, si è detto che ne sarebbero stati mandati altri duecentomila l’anno seguente. Passato pure quello si continua oggi con previsioni ancora più azzardate. Putin invaderà il baltico, attaccherà la Nato, sta preparando un sorprendente lancio di paracadutisti dietro li llnee nemiche. Generali in pensione vaneggiano il crollo dell’occidente prossimo venturo, come sarebbe dovuto avvenire negli anni ’70 del secolo scorso lasciata Saigon. Pensare che ora il Vietnam è affidabile quanto lo è il Giappone. Eppure tutta la dottrina è stata sciorinata. Ci mette il suo lo stesso Putin che al terzo areo abbattuto in una settimana, spiega che gli ucraini non sanno usare le armi che gli occidentali gli hanno fornito. La negazione stessa dell’evidenza, contati i rottami.
Perché se uno si attiene ai semplici dati vede nell’azione militare russa un esito catastrofico, il 90 per cento di perdite dell’esercito che il Cremlino aveva ancora due anni fa, rimpiazzate malamente con mercenari, nepalesi e carcerati. Più di duemila seicento carri armati distrutti, un’ecatombe, centinaia di aerei e persino navi, gli ucraini mica hanno una flotta, non contro le truppe della NATO, che pure sono difensive, ma contro un esercito posticcio a cui la NATO ha affidato una minima parte del suo potenziale. E che l’esercito russo si sia rivelato incapace, non lo dicono nemmeno questi dati, ma Prigozhin, il capo delle milizie Wagner che si mise a marciare contro Mosca per cambiare le cose. Gli ucraini ancora dubitano sia stato davvero eliminato, trattandosi dell’unico russo capace di ottenere successi sul campo.
Qualche filo russo è iniziato a vacillare, ad esempio il direttore di Limes, Caracciolo,, per il quale l’Ucraina sarà distrutta, ma attenzione, la Russia non vincerà la guerra e questo è già uno scenario più realistico. Come fa infatti a vincere la guerra un paese che ancora non ha preso Odessa, che è la chiave del conflitto, Hitler entrò ad Odessa in due ore, Putin sono due anni che la bombarda. Si è persino sfiorato il paradosso, chiedendosi cosa farà l’Italia se i russi mettono una base a Tobruk? E cosa fece l’Inghilterra quando a Tobruk ci arrivò Rommel? Difese Malta, se non prendi Malta, non te ne fai niente di Tobruk e se i russi non prendono Odessa, figurati se espugnano Malta. Vadano pure al sole di Tobruk, si arrostiranno inutilmente fra tutte le milizie armate in Marmarica.
Ci sono delle lacune strutturali dell’esercito e degli apparati russi che mettono a rischio il futuro di quel paese, non quello dell’Ucraina che gli resiste. Tanto che se i russi in due anni, ancora non sono riusciti a sconfiggere l’Ucraina, farebbero meglio a preoccuparsi di non trovarsi la rivolta in casa propria, altro che ad attaccare la Lettonia, la Polonia, la Germania. Stanno facendo miglior figura gli Houti nel mar Rosso che i russi nel mar Nero. Se proprio l’Occidente dovesse cadere, sono caduti i romani, è caduta Sparta, è più facile che accada per lo Yemen che per la Russia che lascia centinaia di migliaia di suoi concittadini al gelo perché saltano le condutture del gas nelle case in inverno.
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