Per settimane abbiamo letto che Venezia sarebbe andata al campo largo, vuoi la spinta del referendum, i dissapori della Fenice, quelli della biennale, le manifestazioni pro pal. Poi sono arrivati i sondaggi per i quali l’amministrazione uscente era spacciata. Tanto che quando gli amici repubblicani veneti hanno espresso il loro sostegno a Simone Venturini, qualche dubbio sulla loro scelta era lecito. Venturini ha rilasciato un’intervista alla voce repubblicana, in cui ha annunciato il suo impegno dettagliato per la città e si è presentato come un candidato competente e serio. Non che l’opposizione non avesse un qualche programma di cambiamento valido, disgraziatamente faceva più notizia la candidatura dei bengalesi nelle liste del Pd e del loro proposito di costruire una nuova moschea. A conti fatti, i veneziani non sembrano considerare la moschea una priorità.
Una elezione amministrativa parziale non assume necessariamente un particolare rilievo nazionale. Venezia, per come è stata la campagna elettorale, qualche indicazione l’ha data eccome, doveva iniziare la riscossa dell’opposizione. Disgraziatamente non basta radunare tutti i buoni contro i cattivi. Una qualche proposta convincente ai cittadini bisogna offrirla, altrimenti tanti si mobiliteranno volentieri per protestare, senza per questo decidersi poi di andare a votare. Un aspetto su cui l’opposizione dovrebbe riflettere da adesso in poi per indicare una soluzione di governo credibile.
La maggioranza veneziana, che ha stravinto il confronto elettorale, si è isolata dal contesto nazionale ed internazionale per concentrarsi sui problemi della città. Non che Martella si sia sottratto a questo confronto, anzi ha avanzato critiche alla gestione precedente di una certa rilevanza e comunque fondate. Ammesso che il progetto presentato dall’opposizione fosse serio, perché mai i cittadini lo hanno respinto in modo così netto? Evidentemente non hanno creduto ad una coalizione tanto eterogenea come quella allestita. Anche la maggioranza ha divisioni inquietanti al suo interno, magari a Venezia non raggiungono il livello nazionale, ci saranno comunque lo stesso. Il problema è che l’opposizione appare persino peggio. Un po’ il quadro generale offerto da questa ultima tornata di amministrative, dove la maggiore compattezza, si trova nel 40 per cento dell’elettorato che non si è presentato alle urne.
Il partito repubblicano ha come sua tradizione statutaria effettuato scelte locali, senza preoccuparsi delle logiche di schieramento che quando si tratta di amministrare i comuni centrano poco. Soprattutto, fino a quando non c’è la sufficiente chiarezza nazionale all’interno dell’opposizione, le consociazioni del partito fanno bene a comportarsi come ritengono più opportuno. A Venezia hanno avuto ragione, altrove meno.
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