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Morto un papa, già ce n’è un altro

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
5 Gennaio 2023
in L'editoriale
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Un telegiornale della Rai in prima serata ha avvisato come i funerali del papa emerito Ratzinger, oggi la Capitale dello Stato italiano sarà paralizzata, in Vaticano si circolerà benissimo, saranno solenni ma “sobri”. Al che un cittadino immagina dei funerali di un papa non sobri. Magari con delle baccanti discinte che danzano fra la folla, o ad un reparto di cavalleria cosacca inviato da Zelensky che canta e balla, o visto che si parla di un tedesco, magari a delle Valchirie alate che irrompono sul sagrato di San Pietro sulle note di una musica wagneriana.

Ovviamente nulla di tutto questo, vi sarà una funzione inevitabilmente composta ed edificante. A Roma si dice volgarmente che morto un papa se ne fa un altro e per la prima volta ci si accorge della decadenza di un antico detto. Infatti, morto il papa già ce n’è un altro, tanto che non è poi così  chiaro chi e cosa sia esattamente questo papa emerito di cui si celebra la dipartita. Ratzinger, si dice sia stato un fine teologo e quindi molto al di sopra della comprensione dei comuni cittadini che di teologia sanno poco o niente. Chi scrive ebbe l’incombenza di studiare a Monaco di Baviera un semestre, non perché teologo, ma per seguire un seminario su Schelling che insegnò in quella città più di due secoli fa e Schelling era un importante filosofo tedesco. All’epoca Ratzinger era vescovo di quella stessa città e lasciò un’intervista alla Sud Deutch Zeitung dove spiegava che il nazismo venne sostenuto principalmente dai protestanti del nord, non in Baviera dove pure era nato, Hitler era molto popolare nelle birrerie di Monaco. Faceva un certo effetto leggere di questo prete che accusava la sua controparte riformista con tanta sicurezza della responsabilità morale del nazismo, senza preoccuparsi di cosa pensassero i protestanti anglosassoni, che pure sono legati a quelli tedeschi e dei cattolici italiani e spagnoli che sostennero Mussolini e Franco e dovevano essere legati a Ratzinger. Ma questo è un lontano ricordo del passato che può attestare forse la faciloneria dell’interpretazione della storia da parte di un cattolico troppo zelante. Un peccato veniale.

C’è da chiedersi invece perché questo papa si sia dimesso e se la Chiesa al suo interno avverta un qualche imbarazzo nell’aver vissuto questa condizione così atipica dei due papi. Se i papi devono essere plurali,  dovrebbero essere tre, come il padre il figlio, lo spirito santo, l’Epopea cristiana, insomma, abbiamo qualche rudimento di telogia.  Due come se si trattasse dei dioscuri, o di un diallele, ricordano invece un’antica Europa greca romana, un Occidente pagano, un’imperfezione. La questione dei due papi assume un qualche risvolto complesso, perché non si era mai visto nella storia della Chiesa contemporanea un papa dimettersi. Se per motivi di salute si sarebbe dovuto dimettere il povero monsignor Luciani, Ratzinger ha campato fino a 90 anni. Di Ratzinger si possono comunque apprezzare le sue scuse rivolte in un processo svoltosi proprio a Monaco su un caso di preti pedofili. In Baviera dal 1948 al 2002 ci sono stati circa 400 denunce di pedofilia contro la chiesa cattolica, ma Ratzinger se ne è occupato di uno, quando ha riammesso un prelato coinvolto e se ne è dispiaciuto pubblicamente.  Un nobile gesto che va apprezzato.

Più sconcertanti invece le foto nelle divisa delle Hitler Jugend indossata da Ratzinger dal 1941. Per carità abbiamo letto che si oppose a Hitler lasciando tale divisa nel 1945, cioè quando Hitler si sparò un colpo in testa. Ora qualcuno può pensare, vabbè chi non ha avuto un balilla in casa? In Germania avevano le Hitler Jugend. Tutto normale. Non fosse che i balilla sparirono tutti nel 43, al limite abbiamo visto bambini con la divisa della decima mas, e quelli sono più o meno la controparte italiana delle Hitler Jugend, dal 1938 un’organizzazione paramilitare pronta ad essere impiegata sui vari fronti e addestrata e controllata dalle ss. Hitler premierà a Berlino nei primi mesi del ‘45 un reparto scelto dove dei dodicenni facevano saltare i panzer russi. Pensate se ci fosse un fotogramma di Hitler che consegna una onorificenza a Ratzinger che era un po’ più grandicello. Non che si pretenda che la Chiesa metta come suo capo un santo. Magari un prelato uscito dal seminario, sarebbe più opportuno, se non altro per non tirarsi dietro quest’odore di polvere da sparo di contraerea. Un povero diavolo potrebbe anche essere incline a pensare che se Hitler avesse mai vinto la guerra, Ratzinger sarebbe diventato come minino Obsturmfuhrer.

Tags: HitlerRatzinger
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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