A ottanta e più giorni dalla cosiddetta operazione speciale lanciata da Putin in Ucraina, il bilancio per la Russia è quello di un disastro completo. Se il problema era la minaccia della Nato, questa si è allargata sino alla Finlandia e non perché un paese capace di resistere con successo alle truppe sovietiche, possa mai temere queste miserabili di Putin, ma perché come Stato confinante, la Finlandia avrà interesse a trovarsi dalla parte dei vincitori appena si porrà fine al conflitto, lo stesso la Svezia. Se invece il problema era la denazificazione dell’Ucraina, il battaglione Azov rimasto a Mariupol a combattere potrà evacuare i suoi sopravvissuti che saranno scambiati con prigionieri russi. Sul piano politico militare questa di Mariupol è la notizia più sorprendente. I russi che sparano ai civili e persino ai loro soldati feriti, risparmierebbero proprio i nazionalisti cosacchi, coloro che celebrano nelle loro canzoni niente di meno che il famigerato Stepan Bandera.
Verrebbe da chiedersi cosa sia accaduto, se i russi che ancora non hanno espugnato la Azovstal, sono stati costretti ad accettare che i resistenti dell’acciaieria possano andarsene celebrati come eroi dal governo ucraino.
Per il resto la controffensiva ucraina su Kharvik si è spinta sino al confine russo ed è plausibile che le truppe fermatesi per farsi fotografare con la loro bandiera ad un passo dal territorio dell’invasore abbiano rivolto un monito chiaro, anche per la trattativa che ha sbloccato la situazione all’ Azovstal. Come si comprende si tratta di mettere insieme un puzzle tattico che possiamo solo comporre attraverso l’uso dell’immaginazione, ma i pezzi combaciano. Perché ne esce come la Russia non sia in grado di conquistare nemmeno l’intero Donbass ed arranchi, sparando qualche missile a casaccio, nel tentativo di cercare una soluzione onorevole. La vita degli assediati della Azov appare allora come la carta migliore da giocare, ma depone a favore dell’idea che alla denazificazione non credeva nemmeno Mosca. Al Cremlino credono invece alle batoste prese.
Sulla base di questa situazione non si comprende esattamente allora cosa vogliano nella maggioranza di governo italiano i vari Conte e Salvini a cui si è aggiunto tristemente Berlusconi. Le armi che l’Italia da all’Ucraina corrispondono agli impegni presi con la Nato. Vogliono uscire dalla Nato? Lo dicano, sfiducino il governo chiedano di andare al voto. Nemmeno Berlinguer, padre, non figlia, si spinse mai a tanto. Il vecchio segretario del Pci nella Nato ci voleva restare. Vogliono che l’Italia solleciti un piano di pace? Ma questo solo oggi è possibile perché i russi sono stati talmente decimati che, come dimostra proprio Mariupol, stanno già trattando. La speranza è che gli ucraini concedano qualcosa della poca terra che hanno strappato. È ai russi che conviene fermarla subito la guerra. Se vanno avanti, c’è da credere che l’Ucraina entri in Russia, come già avrebbe potuto fare. All’esuberante Santoro, tornato vivacissimo in queste settimane piene di iniziative, invece di rivolgersi al Parlamento italiano, si rivolga al Cremlino. Per il vostro bene, cari compagni sovietici, fermate la guerra. Volevamo dire, cari amici russi.
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