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Oltre il confine morale

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
9 Agosto 2024
in L'editoriale
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La Commissione europea si è pronunciata a favore del blitz compiuto dalle forze ucraine, quando era ancora in corso. Bruxelles ha ritenuto perfettamente lecita la reazione di un paese aggredito nei confronti di quello aggressore oltre i suoi confini. La Commissione ha reso dunque perfettamente chiaro ed inequivocabile il senso del suo sostegno all’Ucraina. L’Ucraina ha piena e completa agibilità di manovra tattica e strategica, dentro ed al di fuori del suo territorio. Se Putin sembrava aver trovato qualche comprensione in America, dove aveva ripreso i contatti per chiedere al governo in carica di contenere i piani offensivi ucraini, non ne ha trovato nessuna in Europa. Sono gli Stati europei ad essere minacciati dalla Russia, non quelli americani ed è sugli europei che pesa l’onere e l’onore della difesa ucraina. L’America è interessata sotto un profilo morale, sotto quello geopolitico ha altre priorità. Accusare Trump di voler lasciare l’Ucraina a se stessa, quando Obama non mosse un dito per la Crimea, significa semplicemente non capire la politica americana.

Nel 1945 la Russia si estese sino a Berlino grazie ad un accordo fra Stalin e Roosevelt, in cui l’Europa liberata non ebbe nessuna parte, mentre l’Inghilterra non aveva la forza sufficiente per opporvisi. La conferenza di Yalta. Rispetto ad allora c’è stato il crollo dell’Unione sovietica e la ritrovata indipendenza di tutti i paesi dell’est finiti sotto il comunismo. Se l’Ungheria con un presidente ex konsomol come Orban ha nostalgia della sudditanza sovietica, andrebbe buttata fuori dalla Ue su due piedi, perché, come si nota, da sola non ci pensa proprio ad andarsene. Mentre se un paese come l’Ucraina ottenuta la sua indipendenza intende difenderla a tutti i costi, l’Europa ha il dovere di sostenerla perché l’Europa che si riunisce a Bruxelles vuole restare libera. La nuova Commissione europea dovrà accelerare le pratiche di ammissione di Kyiv all’Unione e di conseguenza, il suo ingresso nella Nato. Se poi per quieto vivere, per rispetto ad una storia problematica, si vuole essere generosi nei confronti della Russia, si può proporre all’Ucraina di lasciare la Crimea per evitare di prolungare l’umiliazione che la Russia sta subendo. La Crimea manco serve alla Russia per difendere la flotta, altro che proiettarsi nel Mediterraneo. Oltre alla Crimea, che sarebbe comunque tanto, nemmeno un centimetro del terreno occupato in Donbass in questi due anni andrebbe lasciato ai russi e bisogna imporre a Mosca la riparazione totale dei danni di guerra. Una simile soluzione del conflitto, per Putin sarebbe sempre migliore che continuare una guerra dove si evidenzia tutta la vulnerabilità di questa presunta potenza russa, di fatto una ex potenza, incapace di difendere il suo confine, altro che sconfiggere l’Ucraina contadina.

Chi è rimasto completamente spiazzato del nuovo contesto europeo è l’Italia. Intanto non si riconosce nella Commissione con due partiti su tre della maggioranza di governo, e soprattutto da Tajani, all’ineffabile Salvini, passando per Crosetto, il governo italiano ha sempre sostenuto che le armi occidentali non vanno impiegate fuori dal territorio ucraino. Allora tanto valeva non dargliele le armi, dal momento che la Russia bombarda l’Ucraina da un raggio di 15 chilometri, tanto distano le sue postazioni. Il 4 giugno scorso su il Corriere della sera un collega molto brillante, Francesco Chiamulera, invitava i lettori ad Immaginare il presidente austriaco Nehammer, che attaccava l’ Alto Adige, perché l’Italia non aveva rispettato l’accordo De Gasperi-Gruber del 1946. Dalle basi di Villach, in Carinzia, partirebbero i missili a tappeto su Tarvisio. Da Lenz verrebbero colpite Dobbiaco e San Candido, nella Val Pusteria. Bombe su Brunico,  Pieve di Cadore, Cortina. Pioggia di razzi e droni dal Brennero su Vipiteno, Fortezza, Bressanone. Lo Stelvio e Merano martellate giorno e notte dall’artiglieria. La distanza che corre fra l’Austria e l’Alto Adige è di circa sedici chilometri, esattamente quella esistente fra i sobborghi periferici di Kharkiv e il confine russo. Pensate se la Commissione europea dicesse all’Italia, ti aiutiamo ma devi colpire gli austriaci solo all’interno dei tuoi confini. Tanto varrebbe arrendersi subito. Per questo bisogna chiedersi se il governo italiano, con tanto di opinionisti, e televisioni al seguito, non sia in realtà sempre stato dalla parte della Russia senza avere la dignità morale di ammetterlo.

licebza pixabay

Tags: KurskVipiteno
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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