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La mummia della Repubblica

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
9 Giugno 2024
in Cultura
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Bisogna essere riconoscenti al ministro della Cultura Sangiuliano per aver riportato, anche se solo per pochi mesi, in Italia, il famoso dipinto di Silvestro Lega su Mazzini morente che regolarmente esposto al Museum of Art, Rhode Island School of
Design
di Providence, adesso può essere ammirato al Vittoriano di Roma. Grazie anche alla sapienza della storica dell’arte Edyt Gabrielli, è stata costruita tutta una mostra su Mazzini, che ne pone la figura storica al centro della vita della capitale italiana, cosa che non può che fare piacere, anche se tutto questo durerà solo fino a settembre, quando sarà poi sbaraccata. Invece il ministro non ce ne voglia se gli diciamo che la sede del Vittoriano c’entra poco o niente con Mazzini. L’Italia poteva scegliere fra Vittorio Emanuele secondo e Mazzini, e scelse, per ragioni di forza principalmente anche se c’è chi ama vantare il presunto genio di Cavour, Vittorio Emanuele secondo, la cui statua di bronzo ancora ci sovrasta.

In questa Italia di Vittorio Emanuele secondo, Mazzini tornò per morirvi clandestinamente e sorvegliato dalla polizia e questo non lo leggiamo né nel sito del ministero della Cultura, né da nessuna parte della mostra, e pure si tratta di un aspetto dirimente della vicenda dal momento che Mazzini non riconobbe mai l’Italia unita dalla monarchia. Eletto parlamentare del regno, rifiutò di giurare la fedeltà al re che il ministro Sangiuliano ha giurato alla Costituzione Repubblicana. Sul sito del ministero della Cultura si legge invece che essendo il Vittoriano un monumento dedicato al Risorgimento, è dunque dedicato anche a Mazzini. Detto con franchezza, è difficile capire dove sia posta questa dedica, dal momento che il contrasto fra i Savoia e Mazzini fu tale da costringerlo all’esilio praticamente per tutta la vita e quando la monarchia liberò, per così dire, Roma dal papa, Mazzini tornato in Italia. fu gettato in galera.

Vero che a breve i funerali di Mazzini ebbero una tale risonanza nel paese con un impressionante concorso di folla che i pochi repubblicani rimasti si convinsero della necessità di imbalsamarne il cadavere in modo da poterlo esporre al pubblico in lungo ed in largo ed il più tempo possibile. La monarchia non fece niente per impedire questo ultimo viaggio di Mazzini, al contrario, per la prima volta, rese a suo modo omaggio al suo indomito avversario, quando oramai morto era ridotto semplicemente ad una mummia.

Eppure ci sarebbe ancora un modo per provare a realizzare pienamente il messaggio mazziniano, cosa a cui pure il ministero della Cultura sembrerebbe e giustamente tenere molto. Ad esempio, quando la Rai trasmise lo sceneggiato su Mameli, nei titoli di testo si leggeva che la Repubblica italiana avrebbe realizzato la “democrazia pura” della Repubblica romana, senza spiegarci in cosa consistesse esattamente questa “democrazia pura”. Politica e pensiero richiedono soprattutto comunicazione e Mazzini, a Londra prima e sepolto da una monarchia poi, non ha mai potuto raggiungere il bacino di utenza necessario, se non appunto quando fu esposto pubblicamente cadavere. A settembre, anche se si dovrà riconsegnare l’opera di Lega al legittimo proprietario negli Stati Uniti, si potrebbe compiere un primo passo. Rimuovere il monumento a Vittorio Emanuele e erigerne uno a Mazzini, rendendo la mostra permanente. Un’opera più facilmente realizzabile del ponte sullo Stretto, anche perché la Monarchia è passata, la Repubblica invece dovrebbe vivere. Questo il presupposto del contenuto del messaggio mazziniano che pure sembrerebbe non essere stato ancora oggi recepito.

Museo Mazziniano del Risorgimento Genova

Tags: LegaMazzini
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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