Cari amici, nemmeno a dirlo la tessera del partito del 2025 recita come motto un vecchio adagio mazziniano, “Democrazia, radice dell’occidente contro il brigantaggio”. E di briganti se ne sono visti un po’ da ogni parte per cui non bisogna nemmeno stupirsi se la situazione internazionale è quella che è. Quando è stato eletto Trump abbiamo parlato di un elefante entrato in una cristalleria. L’idea di poter rilanciare l’industria americana attraverso i dazi, che poi non è nemmeno un’idea di Trump è del democratico Benny Sanders nel 2002, è difficile ritenere possa essere ancora realizzabile in tempo massimo. L’industria in crisi in America sta sparendo anche in Europa tanto che durante il Covid, l’Italia ha dovuto chiedere alla Cina le mascherine.
La situazione internazionale viene sempre compromessa da come le grandi e meno grandi potenze necessitino di aumentare la propria capacità di influenza e di espansione politica ed economica. I patti raggiunti in medio oriente, se mai funzionassero, sarebbero comunque il tentativo di stabilizzare una situazione che si trascina da settant’anni. Gli Stati uniti hanno saputo svolgere un ruolo complessivamente positivo, piuttosto preoccupa e molto la situazione in Cisgiordania. Bisogna considerare incoraggiante l’avvicinamento, se di questo si tratta, della Siria agli Stati Uniti d’America. Se si annullasse il contenzioso fra Israele e la Siria, ancora era aperto, questo aprirebbe una prospettiva più serena per tutto il medio oriente.
Il sostegno dell’occidente dato all’Ucraina è servito a ridurre le mire russe. Putin non può pensare di fare quello che vuole. Non si possono modificare i confini nazionali attraverso una aggressione armata. Duardate le possibili conseguenze che un simile precedente creerebbe già nella tensione crescente fra Cina e Giappone ed il Taiwan ha appena speso 40 miliardi di dollari per il suo sistema difensivo
L’impegno dell’Europa e dell’Italia è stato coerente rispetto ai valori democratici che ci caratterizzano. Solo che per ora questo impegno non è stato sufficiente. Serve una maggiore coesione politica dell’Europa per poter prendere misure più forti a favore della difesa dell’Ucraina e dell’intero continente. 450 milioni di cittadini europei non possono essere succubi degli avvenimenti. In particolare non lo possono essere gli italiani il cui ministro della Difesa dichiara che non saremmo in grado di difenderci da un attacco militare, quando quello degli Esteri chiede un ponte per fuggire dalla Sicilia. Occorre caricarsi delle spese necessarie per la difesa del popolo italiano sancite dalla costituzione ed impedire di essere alla mercé di qualunque guerra informatica o militare ci venisse rivolta.
La domanda che il partito deve farsi è se in una simile situazione le forze politiche italiane possano apparire come i capponi di Renzo che litigano fra di loro senza capre che sia che si vinca o che si perda, al paese serve un serio e capace governo della repubblica. Anche per questo è divenuta pericolosissima la disaffezione dal voto che ha toccando nelle urne punte superiori al 50 per cento. La testimonianza che più di metà del paese non crede nelle principali forze politiche in parlamento. Altro che stabilità sancita dalle agenzie di rating, l’Italia è seduta su un vulcano, un pessimo presagio per l’avvenire del sistema democratico. Come lo sono stati certi recenti attacchi al Capo dello Stato, indipendentemente dal fatto che un consigliere del Quirinale ad una festa della Roma, farebbe meglio a parlare solo della Roma.
I repubblicani esistono per cercare di trovare un filo conduttore nella vita del paese, perché questo possa andare avanti. La nostra democrazia è ancorata al sistema politico del secondo dopoguerra. Se cade questo, il rischio è altissimo. Ha dell’incredibile che si sia arrivati al punto che si devastano le sedi dei giornali. Il ministro degli Interni si rende conto? E ci si rende conto di chi da una carica delle Nazioni Unite, parla d monito alla libera stampa?
Noi possiamo anche apprezzare volentieri l’attenzione del ministro dell’economia ai conti pubblici e pure tanto non basta a garantire un futuro ad un paese dove molti imprenditori tra i più quotati hanno venduto a gruppi esteri le loro aziende. Troppi giovani hanno deciso di emigrare, e soprattutto con una spesa pubblica in continuo aumento non abbiamo visto nessun governo in grado di metterla sotto controllo. Questa è la drammatica verità ed è mortificante vedere che alla fine del tempo indicato per le spese del Pnrr non e stato superato il diciotto per cento per gli investimenti ed il sedici per i patti di coesione. Speriamo nella proroga dei tempi per il denaro restante.
Ha senso in una tale situazione interna ed internazionale parlare della riforma elettorale? Del premierato? Prima di tutto bisogna ripensare all’assetto costituzionale del paese, dove le spese dalle regioni superano le loro stesse risorse e dove seimila comuni microscopici non possono permettersi i costi per la programmazione dello sviluppo del territorio. Altro che autonomia differenziata. Semmai bisogna riscrivere il Titolo quinto. A conti fatti in Italia si salva solo la zes che ha saputo tagliare in modo ammirabile le burocrazie. Proponiamo che venga seguita negli iter autorizzati in tutto il paese e questo almeno rappresenterebbe un passo avanti. Ne discuteremo al prossimo 51esimo congresso del partito che sarà convocato il prossimo anno. Bisognerà anche rinnovare la classe dirigente a cominciare dalla segreteria.
Adesso abbiamo un impegno referendario davanti che meglio sarebbe stato comporre in parlamento. Anche qui non si comprende come il partito democratico non si sia sentito di portare avanti le conclusioni della commissione bicamerale presieduta dell’onorevole D’Alema che vedeva nella separazione delle carriere il completamento della riforma Vassalli. A parte la procedura, un’iniziativa del governo e non del parlamento. la riforma della Giustizia è un percorso ineluttabile in grande ritardo. La separazione delle carriere sarebbe dovuta essere applicata almeno da trent’anni, per cui voterò Si al referendum e confido che i repubblicani facciano altrettanto.







