“Russia dove mai voli tu? Rispondi. Non risponde. Stupendo lo squillo si spande sulle sonagliere, rimbomba e si muta in vento l’aria squarciata; vola indietro tanto quanto è sulla terra e schivandola si fanno in disparte e le danno la strada gli altri popoli e le altre nazioni”.
L’ucraino Gogol ne “Le anime morte”, avrebbe voluto redigere una Divina commedia russa. Riuscì a completare l’Inferno, abbozzò il Purgatorio, poi scritto il Paradiso, lo bruciò. Illustrati abbondantemente i difetti russi nel suo primo libro, divenne incerto nel secondo e non trovò pregi soddisfacenti per il terzo. Eppure, Gogol era convinto che, come una trojka lanciata in volo da superbi cavalli, la Russia, si sarebbe aperta uno spazio decisivo nel mondo, anche se non sapeva dire dove e soprattutto come. Gogol morrà nel 1852 dopo aver visto le truppe zariste reprimere la rivolta ungherese, perfettamente allineato alla politica del regime. I circoli democratici, dove dominava Bejinsky, erano indignati da questa sua posizione. L’ occhio lirico e deformante di Gogol aveva pur sempre espresso la migliore forma critica della società zarista. Per quanto legato fideisticamente alla Russia e alla sua missione epocale, Gogol era il capostipite della letteratura del dissenso. Eppure, a contrario di uno slavofilo reazionario come sarebbe stato Solgenitsin, convinto del vuoto morale dell’occidente, per Gogol, il mondo occidentale una inspirazione. Al confronto la sua amata e spirituale Russa gli appariva sempre più miserabile. L’infelice Gogol, desiderava cantare l’apologia della madre patria, e ci lasciò solo una feroce e sarcastica critica, insieme a qualche frase di incerta speranza.
Le sue stesse orme saranno seguite passo dopo passo, da un altro autore ucraino, Michail Bulgakov, che pure non si sognò mai di voler scrivere un secondo Paradiso. La Russia staliniana gli appariva come un Inferno completo e perfetto, tale da risucchiare qualunque possibile mondo superiore. Qual è il posto della Russia? Bulgakov dà la risposta che non ha Gogol descrivendo un luogo lontanissimo e remoto, interamente sottoterra.
Gli ucraini di oggi sono forse inconsapevolmente i perfetti interpreti della delusione di Gogol e della disperazione di Bulgakov. Non importa loro dove andrà e cosa farà la Russia, si accontentano di non farne più parte. E badate non c’è possibilità alcuna di farli desistere da questo proposito.






