Per quanto non si possano commisurare la crisi di Sigonella e il caso Abedini, è stato proprio Rino Formica in un colloquio con Fabio Martini della Stampa ad allestire il paragone. E a proposito di “strade pericolose”, nessuna lo fu più di quella imboccata dall’onorevole Craxi presidente del Consiglio. Spadolini “si imbufalì”, ricorda Formica e ci mancherebbe. Se la difesa della Costituzione e della sovranità nazionale comporta la fuga di un gruppo di terroristi assassini, evidentemente qualcosa non deve aver funzionato. D’altra parte l’onorevole Craxi tempo sette anni dalla crisi di Sigonella fu costretto a scomparire dalla scena politica e con lui tutto il suo partito. Qualcosa di difficilmente immaginabile per l’epoca e che a pensarci ancora sembra impossibile. Con tutto l’affetto ed il rispetto per l’onorevole Formica, bisognerebbe pur ricordare che dal partito socialista italiano è uscito Mussolini e Mussolini perse la guerra che aveva pur sostenuto. Gli americani se lo erano dimenticati? Beata ingenuità. Come si fa a pensare che un paese vincitore, consideri li paese sconfitto un alleato alla pari? Quella era l’Inghilterra, al limite, non certo l’Italia. Ammesso poi che invece di incenerire il paese sconfitto lo si rimetta in piedi con soldi propri e pure con qualche indulgenza verso i difensori della razza, per lo meno si imporrà un qualche limite di indipendenza. La testimonianza di Formica, a distanza di tanti anni, dimostra come il Psi di Craxi pensasse di essere lo stesso del partito repubblicano statunitense. Un errore fatale. Al massino, il Psi di Nenni riuscì ad essere un premio Stalin.
La situazione dell’onorevole Meloni è molto migliore di quella dell’onorevole Craxi, in quanto il ministro Nordio può ancora sperare che Abedini sia innocente come si proclama e l’intelligence americana abbia sbagliato bersaglio, come può accadere. In più, il partito dell’onorevole Meloni non viene dal partito socialista, cioè dallo stesso partito di Mussolini, ma da un partito nostalgico della fine di Mussolini, qualcosa che gli americani possono giusto ritenere frutto del sentimentalismo italiano. Un cittadino americano può anche arrivare a darsi una spiegazione di un partito socialista e di uno fascista, che pure in America non esistono. Entrambi qui partiti in Europa hanno avuto una promessa di successo e l’Europa è un continente vecchio e arretrato.. Un cittadino americano invece non potrà mai capire come sia possibile iscriversi ad un partito sconfitto sin dal primo istante come è stato il Movimento sociale dell’onorevole Almirante. L’unico modo di spiegarselo è ricorrendo alle letture di Edgar Alla Poe, Ligeia, La fine della casa Husher, Hop Frog. Un disperato e nichilista momento della storia. Per cui anche la strada dell’onorevole Meloni può rivelarsi molto pericolosa, in particolare nel caso in cui di questo Abedini tornassimo a sentire parlare nei termini in cui è stato descritto dalle corti di giustizia statunitensi. Allora non ci sarà garanzia che tenga.
L’onorevole Formica si è esercitato, notevole e interessantissimo, in una disquisizione che distingue l’alleanza e la clientela nei rapporti con gli americani in generale e con la presidenza Trump in particolare. Questioni queste degne della straordinaria intelligenza che gli si riconosce volentieri. L’importante è tenere presente che gli americani sono una democrazia dalla fine del settecento, mentre l’Italia nel 1961 dovette chiedere loro se fossero favorevoli o meno all’ingresso dei socialisti nel governo. Non bastasse, ci sono coloro convinti che Moro venne ucciso perché volesse anche portarvi i comunisti ed accusano gli americani per questo. Per non dire di tanti compagni dell’onorevole Formica che accusano gli americani di essere responsabili di Ustica, di Piazza Fontana e di qualunque nefandezza compiuta in Italia, pur di controllarla. C’è una infinita letteratura a riguardo. Nessuno mai che si preoccupi di vedere l’Italia dal punto di vista statunitense, cioè come di un paese che corre volentieri a mangiargli in mano e una volta sfamato, vada a mordergli le dita.
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