Tre topini giunti sulla cima di una montagna possono decidere se tornare indietro o buttarsi nel vuoto. In ogni caso, la montagna non ne sarà sconvolta. Il dibattito in Senato sull’Ucraina è scorso esattamente come si prevedeva. La posizione del governo è cristallina. Forse che l’Italia non vuole la pace? Mica abbiamo invaso nessuno. Se non si fossero date armi all’Ucraina quelli avrebbero combattuto con gli archi e le frecce, vedi Mariupol e l’intera regione si sarebbe ridotta in quelle condizioni. Macerie, fosse comuni e quant’altro. Bilanciando la forza dell’Ucraina si è contenuta l’invasione russa e limitato i danni, soprattutto poiché i russi le hanno prese e continuano a prenderle può darsi che si apra un percorso di pace. Inizino a ritirarsi invece di continuare a bombardare le città e si potrà discutere. È facile impostare una posizione davvero pacifista, si chieda ai russi di tornare a casa, invece di dire all’occidente non dare armi.
Non staremo nemmeno a discutere che uno debba cedere alla prepotenza, o che la prepotenza abbia delle ragioni. Sono tesi che davanti ad un massacro, oltretutto, appaiono raccapriccianti e rappresentano un vulnus per qualsiasi cultura democratica e repubblicana. Se poi si vuole ripristinare la legge del più forte, benissimo, il più forte è il mondo atlantico occidentale, non certo la Russia che si è ritrovata isolata. I cinesi guardano con raccapriccio a quanto è successo. La Cina invase il Vietnam nel 1979, ed in effetti il Vietnam rappresentava una minaccia militare al suo confine. Eppure Pechino interruppe l’invasione dopo un mese proprio per evitare quello che i russi stanno perseguendo a più di quarant’anni di distanza da quella guerra. Citiamo il Vietnam perché lo invasero i cinesi, appunto. Gli americani arrivarono nel 1963, presidenza Kennedy, in risposta alla richiesta di un legittimo governo sovrano che era stato aggredito. Manco la storia si ricorda più.
Se la situazione in Ucraina è destinata a chiarirsi speriamo prima di quanto si preveda, la situazione italiana invece potrebbe complicarsi. Perché il tasso di litigiosità della maggioranza che ha la guerra come inutile pretesto, nasconde insidie più fonde, ovvero prospettive ed ambizioni dei vari partiti. Berlusconi, Conte e Salvini, dovrebbero dimenticarsi della campagna elettorale e concentrarsi sugli impegni del Paese, ovvero l’attuazione dei piani di resilienza. Il presidente Draghi si preoccupa per questi. Nel caso in cui, fra le manfrine e le chiacchiere a cui pure abbiamo assistito, si perdesse di vista questo obiettivo, il governo apparirà inutile. Non solo, Berlusconi, Conte e Salvini avranno la responsabilità di aver sprecato una occasione unica. Vai poi a farle le elezioni.







