Come si dovrebbe aver capito dal discorso di mezz’ora tenuto dal presidente statunitense alla Casa Bianca, siamo allo showdown con l’Iran. Indipendentemente che davvero l’ultimatum scada alle venti ora di Washington del 7 aprile, o venga prolungato, la richiesta di Trump è la resa senza condizioni. I danni che la potenza statunitense può infliggere ad un paese privo della necessaria copertura aerea, sono incalcolabili. Singolare che tutti temessero l’impiego dell’atomica da parte dei russi in Ucraina, che pure è appiccicata ai loro confini e nessuno ricordi che Trump dispone di bombardieri già armati. Incrociate le dita perché l’isola di Kharg potrebbe fare la fine di Hiroshima e Nagasaki
Quello che non si capisce piuttosto è se all’interno di un regime che è stato e continua ad essere decimato, ci sia qualcuno disposto a fermare la resistenza. La condizione dell’Iran non è molto diversa da quella della Germania nazista nel ’44 dopo lo sbarco in Normandia. Difficile da credere che gli iraniani abbiano il loro momento di gloria nelle elezioni del mid term, come i tedeschi lo ebbero nelle Ardenne. Se qualcuno poi punta sul prezzo del petrolio per fermare la guerra, semplicemente, non si rende conto di cosa stia accadendo.
I leader europei sembrerebbero convinti invece che tutto il problema derivi da Trump, piuttosto che da Netanyahu. Allora potrebbe bastare estromettere questi due personaggi per ritrovare un equilibrio mondiale accettabile. I due sono dei pazzi criminali e magari è così. La valutazione politica purtroppo è necessariamente più complessa. L’America ha avuto a lungo una leadership disposta a trattare con l’Iran per evitare lo scontro frontale e ancora di più l’ha avuta Israele. Nessuno lo ricorda, a contrario dell’America, Israele aiutò l’Iran nella guerra con l’Iraq. Mentre Trump ha chiesto a Teheran di entrare negli accordi di Abramo. Questa politica di apertura si è frantumata contro il desiderio di egemonia iraniana nella Regione. I mullah non hanno soltanto sfidato lo Stato ebraico ed il Grande Satana americano, ma anche gli stati arabi, il regno saudita in testa. Trump e Netanyahu stanno regolando i conti. L’unico dubbio è se questa coppia sia o meno in grado di riuscirvi, che possa aver sbagliato le scelte e gli obiettivi militari, che il duo non abbia ancora individuato una transizione politica da percorrere, che possano inciampare. Nel qual caso, la situazione diventerà ancora più grave, non che si alleggerirà, anche se America ed Israele cambiassero i loro cavalli in corsa.
Se nazioni come Francia, Inghilterra, Germania, Italia e Spagna sono contrarie alla soluzione israeliano americana è il momento di essere conseguenti. Rompessero loro con la Nato, se hanno coraggio. Nella condizione in cui si trovano farebbero meglio proprio a cambiare campo e ad accettare la generosa offerta del gas di Putin. Persino Zelensky ha proposto, tramite l’America però, una tregua energetica ai russi. Putin è contrario alla guerra di Trump e Netanyahu e questo dovrebbe avvicinarlo al blocco dei paesi dell’Europa occidentale. Nel disegno geopolitico mondiale, la questione ucraina, diventa secondaria. L’Ucraina concerne solo il Mar Nero ed il Mediterraneo, quando l’Iran riguarda l’Oceano Indiano ed il Pacifico. Ci pensino bene i grandi Stati del vecchio continente. Rischiano di trovarsi surclassati da un Orban che, non si sa come, riesce ad andare d’accordo con Trump e Putin, quando quelli nemmeno in pieno con Zelensky, più a suo agio con gli arabi alleati degli americani, che con gli europei che li contestano.
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Donald Trump
Fa una politica giusta ?
Non credo è puro impetialismo e nazionalismo interno.
È da assecondare e condividere?
Neanche per sogno
Agli europei rimane solo di federazione europea con chi ci sta e sviluppare ricerca innovazione per fare un soggetto unico in europa e non uno stato franco tedesco. Italia è sotto il papato