Mantenere al suo posto un ministro indagato per truffa, bancarotta, frode e quant’altro, non è una dimostrazione di garantismo ma di pura arroganza. Anche se il ministro Santanchè fosse in cuor suo completamente innocente, dovrebbe dimettersi per non lasciare adito al chiacchiericcio e non rischiare di compromettere la reputazione del governo. Il discredito lo pagherà comunque l’esecutivo ed il partito di appartenenza del ministro indagato, per lo meno fino a quando non sarà prosciolto dalle accuse che lo riguardano. Detto questo, si tratta sostanzialmente di affari del governo. Se il governo è contento della situazione in cui si ritrova questo suo componente, tanto meglio. Gli elettori valuteranno.
Avere un sottosegretario alla Giustizia associato in affari alla figlia di un boss mafioso, o in galera per i suoi rapporti con la mafia,. è tutto un altro paio di maniche. Si sostiene che il sottosegretario Delmastro si è subito dimesso dalla società appena conosciute le circostanze. E chi se ne importa, poteva anche restare, magari non ha commesso nessun reato e nessuno lo ha commesso e nessuno è indagato. Invece, doveva essersi già dimesso dal governo. Ed il presidente del Consiglio riferire alle Camere.
Un parlamentare di Fratelli d’Italia si è presentato alla telecamere dicendo noi incontriamo un sacco di gente, non è che possiamo conoscerli tutti. Benissimo. Non fate politica allora, perché la politica presuppone di sapere chi si incontra, per lo meno in una società di lucro. Il governo si lamenta che la magistratura è un intralcio. Motivo per non ritrovarsi in condizioni tanto penose. Polemizzare con la magistratura è già di per sé una forzatura costituzionale. Farlo con esponenti del proprio partito compromessi è inaudito. Meno male che la riforma che si presenta al voto rafforza il ruolo del pubblico ministero. Quale pubblico ministero domani si lascerebbe controllare da un governo che ha fra i suoi membri personaggi che fanno società con i parenti dei mafiosi? Quale CSM composto nella parte togata da soli pubblici ministeri, potrebbe tollerarlo? Sempre che qualcuno non pensi che i pubblici ministeri italiani possano accettare anche solo un dubbio riferito a connivenze con le famiglie mafiose, un sospetto di cui il governo non si preoccupa.
Giorgia Meloni si dice è cresciuta nel culto di Falcone e Borsellino. Dovrebbe quindi capire immediatamente la necessità di ottenere le dimissioni del sottosegretario Delmastro prima che si aprano le urne del referendum e proprio per sgomberare il voto da ogni possibile ombra. La separazione delle carriere è un obiettivo troppo importante per appannarlo con una simile vicenda. Altrimenti i fautori del No, che davvero sono a corto di argomenti, metà di loro sono stati i primi a volere una riforma come quella che è stata presentata alle Camere, si presume per rafforzare la magistratura, non per indebolirla, avrebbero finalmente una freccia da scagliare al loro arco. La mancata credibilità del governo.
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