La nostra opinione pubblica più autorevole, non il Corrierino dei Piccoli, intende dimostrare che il presidente statunitense Trump ed il dittatore russo Putin, non vedrebbero l’ora di spartirsi fra loro l’universo mondo. Questa narrazione viene alimentata da un atroce principio, per cui l’America si è consegnata ad un losco affarista pronto a tutto, che come scrisse Galli della Loggia, ricorda Hitler. Un personaggio senza scrupoli che condivide l’ideologia di Putin, come spiega la direttrice dello Istituto affari internazionali, signora Tocci. Pareri autorevoli, che si accompagnano a tanti altri espressi da profondi conoscitori della psicologia e della cultura generale, che pure surclassano qualunque analisi delle relazioni russo americane. Barak Obama lo odiava Putin, certo non aveva la sua ideologia e solo per il colore della pelle non poteva essere equiparato a Hitler e pure Obama, non Trump, ha lasciato che la Russia si prendesse la Crimea in una notte. Perché Trump dovrebbe fare quello che non fece Obama, ovvero strappare la Crimea ai russi?
C’è stata la presidenza Biden. Infatti Biden è stato l’unico presidente in carica che ha vinto le primarie per essere sostituito dal suo partito a campagna elettorale in corso. Se l’assalto dei fedeli pro Trump a Capitol Hill ha scosso il sistema istituzionale statunitense, la scelta di rimuovere il vincitore delle primarie dalle elezioni di partito è qualcosa che sconvolge le tradizioni democratiche più profonde del sistema politico americano. Almeno i democratici avessero vinto le elezioni con il cambio di cavallo in corsa. Invece hanno perso e ridicolizzato l’immagine di un loro leader piuttosto notevole che aveva cercato di fare apprezzare all’elettorato statunitense il sostegno all’Ucraina. Non c’è riuscito, tanto è vero che il congresso democratico ha sospeso gli aiuti all’Ucraina in un momento cruciale della guerra, quando Zelensky voleva la controffensiva e se l’è dovuta fare, fallendola, praticamente da solo. Sei mesi terribili per Kyiv e nessuno disse, Biden vuole farsi amico Putin.
Trump ha avuto la strada spianata per vincere le elezioni giocando la carta della pace. Se c’è un popolo che odia andare in guerra è quello degli imperialisti yankee. Basterebbe qualche lezione di storia di terza media per faro capire anche a Mario Capanna. Una volta che il generale Houston sconfisse in cinque minuti l’esercito del presidente Santana, l’America avrebbe potuto prendersi tranquillamente il Messico. Le truppe di Houston non ci pensarono proprio. Volevano semplicemente liberare il Texas. Questo in un’epoca in cui i paesi europei colonizzavano l’Africa, l’India, il sud est asiatico e puntavano alla Cina.
La controprova la fornisce Franklin Delano Roosevelt. Per entrare in guerra dovette subire un attacco proditorio a tradimento. Roosevelt aveva fatto di tutto e di più per andare d’accordo con l’Europa fascista e si decise a combatterla quando avrebbe potuto arrendersi, tali i danni ricevuti a Pearl Harbour. I presidenti americani vanno sempre presi con le molle. Roosevelt si accordò con Stalin a proposito di qualcuno che assomigliava ad Hitler. Per Trotskij era persino peggio Stalin, il burocrate omicida, di Hitler, il pazzo sanguinario. C’era una ragione per cui Roosevelt, mettendo all’angolo Churchill, fece l’accordo con Stalin. Stalin era uscito dalla guerra come il campione del popolo russo, un trionfatore sotto tutti gli aspetti, quali difetti avesse. Stalin aveva combattuto e sconfitto la più grande potenza militare europea. Putin che sta da tre anni a bombardare l’Ucraina, dove manco c’era un esercito, che razza di campione sarebbe? Uno che mobilita cinquanta mila uomini per prendere una località insulsa come Sumy, quali emozioni può suscitare nella popolazione russa? I russi non credono ai loro occhi per quello che potrebbe ancora avvenire in termini di morti. Putin è un derelitto che ha conquistato il venti per cento dell’Ucraina e non dal 2022, dal 2014, quando Stalin arrivò a Berlino in un mese.
Probabile che Trump veda Putin come la sua anima gemella, sia socio di affari, il suo miglior compagno di bisboccia. Per accordarsi con un perdente di simili proporzioni, Trump che ha messo ko l’Iran, ha liberato la Siria, che tratta alla pari con la Cina, dovrebbe essere anche ubriaco. A un Trump sobrio, conviene trovare un’intesa con Zelensky, la parte vincente del conflitto, quella eroica. Al limite convince Zelensky a non distruggere Putin e magari glielo danno davvero il Nobel per la pace. Trump ci ha tutti i difetti, anche la vanagloria.
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