L’idea della tenda è stata lanciata dalla mente più raffinata del Pd, Goffredo Bettini, il luglio scorso. Riunire i moderati sotto una tenda, come quelle indiane poste ai margini dei villaggi sulla frontiera. Di buono c’è che Bettini conosce l’aritmetica. Al campo largo così come si vorrebbe definito non bastano le tre componenti più Italia viva che è pur sempre una parte fuoriuscita dal Pd. Servono i profughi del penta partito, le associazioni civili, le fondazioni di prestigio, le tante tribù d’Italia insomma, perché giusto le tribù si riuniscono sotto una tenda, a meno che non sei stato ospite di Gheddafi ai tempi d’oro.
Questa tenda potrebbe essere molto accogliente, con tappeti, cuscini, piatti di alta cucina, musici, danzatrici del ventre. Quante sigle potrà contenere per dare un supporto elettorale consistente? Diamo per scontato che rastrelli persino l’intero elettorato del terzo polo, il sei per cento. Per riuscire a cacciare in un confronto elettorale l’attuale coalizione di governo, si lotterà per il millesimo. Occorrerebbe infatti che protagonisti e comprimari facessero il pieno di tutti i loro voti, il venti per cento del Pd, il 14 di Conte, il sette dei verdi, ed appunto il sei della tenda, o più realisticamente il 22 del Pd, il 4 della tenda. Totale 47 per cento, più o meno quanto viene stimato il centrodestra nei sondaggi. Se non sarebbe assicurata la vittoria, per lo meno la partita si potrebbe giocare, chissà.
Inutile discutere di programmi, di politica estera, di politica economica, a nessuno importa più niente di tutto questo, tanto si sa che nell’epoca del bipolarismo ognuno resterà sulle sue posizioni per mettersi a litigare il giorno dopo le elezioni. Nel 2005 Prodi che è puntiglioso, scrisse un programma di duemila pagine, nessuno l’aveva letto, tempo un anno e mezzo si sciolsero le camere. L’unica cosa che conta è il pallottoliere, ovvero da che parte della fila vanno sommati i punti. Per questo dovrebbe preoccupare una dichiarazione recente dell’avvocato Conte, resa appena la settimana scorsa. Noi non siamo alleati del Pd, ha detto Conte. Ma come? E il campo largo? Quello è solo un progetto per cacciare il governo, ha risposto serafico. E come mai Conte se ne è uscito con questa affermazione dopo che persino De Luca si è ingoiato Fico candidato presidente alla Regione Campania e gli accordi elettorali si sono raggiunti ovunque? Perché, guarda caso, una volta fatti gli accordi, i sondaggi elettorali dei cinque stelle sono scesi immediatamente, persino presso gli istituti di statistica più benevoli nei loro riguardi, che sono tanti.
Dispiace per Bettini, il movimento cinque stelle non è nato per issare tende, rafforzare il centrosinistra, allearsi con Il Pd, ascoltare elaborate strategie. Il movimento cinque stelle nasce per aprire il parlamento con un apriscatole, quindi sfidare il Pd, incarcerare la destra, o almeno Berlusconi. Una proposta antisistema che prese il trenta per cento. Fatto un accordo di governo con la Lega, immediatamente scese al 15. Ne fece uno successivo con il Pd ed è sceso al 9. Se si contano i voti delle ultime tornate amministrative, il movimento cinque stelle non vale il sei, tanto che non si capisce la stima del 13, a volte del 14 e pazienza. Adesso vedremo i risultati delle elezioni regionali e c’è da credere che rifaremo i conti un’altra volta. Vai a scoprire che più che una tenda, al campo largo, serva un gran bel tendone, tipo quelli del circo, con trapezisti, domatori di tigri e saltimbanchi.
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