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La storia scritta dai russi

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
26 Ottobre 2025
in Cultura
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Ieri mattina l’Adn Kronos ha diramato la seguente agenzia “Nell’estate del 1812, l’imperatore francese Napoleone Bonaparte guidò oltre mezzo milione di soldati a invadere l’Impero russo. Già a dicembre solo una piccola parte di quella Grande Armata era ancora in vita, e la campagna di Russia si concluse con una sconfitta devastante che inferse un duro colpo alle ambizioni napoleoniche”. Che Napoleone abbia invaso la Russia, fa sembrare che Napoleone volesse annettere l’impero russo, tesi del Cremlino. Hitler e Napoleone coltivavano lo stesso sogno di trionfo sulla Russia. Hitler la voleva davvero annettere la Russia e mobilitò due milioni di uomini per una guerra di sterminio, Napoleone invece voleva difendere la Polonia dall’aggressione di due armate russe che si muovevano contro il Granducato di Varsavia, sua invenzione personale. Quella che si chiama campagna di Russia, era solo una seconda campagna di Polonia. L’esercito russo vide arrivare l’armata francese e indietreggiò sino a Smolensk. Napoleone lo inseguì, riuscì finalmente a dare battaglia e la vinse. I russi fuggirono ancora. Qui ci fu un errore politico commesso da Napoleone che non fu quello però di voler conquistare la Russia, ma di credere di poter costringere lo Zar, che riteneva suo amico, a rispettare i trattati sottoscritti. Napoleone non voleva annientare ed annettere nessuno Stato sovrano. Non lo fece con la Prussia e nemmeno con l’Austria, quando furono più volte sconfitte. Napoleone voleva semplicemente la resa dell’imperatore Alessandro. Il mito di Napoleone come Hitler, serve solo alla Russia per dire che l’Europa ogni secolo la minaccia. Adesso con l’Ucraina. Quando sono i russi l’unica minaccia.

L’Adn kronos rivangava la storia in quanto è stato pubblicato uno studio dell’Istituto Pasteur sul Current Biology che analizza il Dna isolato di 13 soldati dell’esercito francese sepolti da due secoli a Vilnius. Nei denti si riscontrano i batteri della febbre paratifoide e della febbre ricorrente.  Da qui tutte le agenzie che si sono occupate del caso, spiegano che le malattie accompagnarono la sconfitta e la ritirata napoleonica e questo sembra voler concedere almeno un’attenuante al disastro militare solennemente proclamato dell’impresa in Russia. Purtroppo l’analisi del Dna non ci dice la data in cui si sarebbero contratte le malattie riscontrate nei cadaveri, e questo sarebbe importante. L’avanzata napoleonica estiva produsse più morti della ritirata. Per cui i corpi trovati a Vilnius, in Russia potrebbero non esserci mai arrivati, se si fossero ammalati in estate, non in autunno.

Il favoloso corpo della Grande Armata che muove attraverso la Polonia, non è poi composto da soli soldati francesi, che erano poco più di centomila. Tutte le cifre sulla Grande Armata del 1812 sono sempre state poste in questione, 400 mila, 500 mila, 600 mila. La ragione è semplice, gli Stati maggiori degli eserciti che la compongono, italiani, tedeschi, austriaci, spagnoli, belgi, prussiani, olandesi, persino svizzeri, tengono a fare buona figura e a gonfiare gli organici. In alcuni casi sono veritieri. Il Wurttemberg invia quindicimila uomini, non avvezzi alle armi, digiuni di marce forzate, giovanissimi. La metà muore durante il percorso di andata, nell’estate polacca, causa le malattie più diverse. Le truppe del Wurttemberg che Davout comanda entrando a Mosca, sono ridotte a meno di cinquemila uomini. Hanno fisicità formidabile e rientreranno quasi tutti in patria.

Berthier che è l’unico maresciallo di Francia a cui si possono affidare i conti con una qualche sicurezza, scrive una nota per lo Stato maggiore. L’Armata che supera la Nema, conta trecento dieci mila uomini. Gli osservatori russi, sostengono in un dispaccio per lo Zar che non arriva a trecentomila. Trentamila di queste truppe sono austriache e non si muoveranno dal confine appena superato. Lo stesso le quindici mila prussiane, e dunque Napoleone ne lascia cinquemila francesi per sorvegliarle. Il resto, 250 mila uomini, procede per Smolensk. Trattandosi di città fortificata, le perdite francesi superano le 14 mila. Dopo una notte travagliata di discussioni, Napoleone lascia un contingente nella città ed insegue i fuggitivi con duecento ventimila uomini circa. Questa la forza della battaglia di Borodino, di cui non ci si rende pienamente conto il significato militare. L’armata russa non solo è meglio equipaggiata, nutrita e alloggiata e superiore di numero. L’armata russa è trincerata. Napoleone attacca due contro tre posizioni fortificate e riesce a sgomberarle. Ancora oggi i russi fuggiti a gambe levate dalle loro posizioni discutono di chi abbia vinto a Borodino, quasi che far entrare Napoleone a Mosca fosse una trappola. Borodino fu la più grande sconfitta della storia militare russa, che costrinse ad abbandonare la capitale. Il prezzo pagato dall’armata napoleonica fu molto alto, forse più di ottantamila uomini, i russi ne persero duecentomila. Non ci si riesce nemmeno a rendere conto di cosa fu Borodino. Principalmente la si conosce attraverso il racconto di Tolstoy, in quanto i francesi non ne riportano testimonianze certe, mentre quelle dell’armata russa sono inevitabilmente lacunose. Sicura è la disperazione dello Zar. Alessandro si vede sull’abisso.

Solo la fantasia del conte Tolstoj poteva far passare un debosciato come Kutuzov per un fine stratega. Kutuzov in Guerra e pace avrebbe detto che non c’era ragione di attaccare un nemico che si ritira. Eppure appena il corpo d’Armata di Eugène Beauharnais esce da Mosca, Kutuzov corre a braccarlo, il 24 ottobre restano ottomila russi sul campo contro 4000 francesi. Le cifre peggioreranno. Grouchy lascerà novemila russi sul campo con solo cinquecento cacciatori a cavallo. La ritirata francese sarà un massacro per i russi che cercano di fermarla fino alla Beresina dove Ney si disimpegna ancora una volta brillantemente dall’ultimo tentato agguato. I cinquantamila che tornano sono i francesi dei centoventimila partiti che hanno compiuto la più grande impresa militare dell’epopea, prendere Mosca in tre mesi a cavallo, roba che dovrebbe far tremate i polsi. Putin da tre anni non riesce manco ad arrivare a Kyiv con carri armati, missili, aerei e ha già perso un milione di uomini, non duecentomila, Da notare che Putin non combatte l’impero russo nella profondità delle steppe, è lui il russo. Combatte contro i contadini ucraini, gli elettricisti.

dominio pubblico

Tags: Adn kronos
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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