La diplomazia statunitense è ancora una diplomazia seria che si pone degli obiettivi in un’area in cui è impegnata, per la sicurezza del mondo occidentale, dal secondo dopo guerra. Prima di affidare patenti a Stati che non esistono nemmeno sulla carta, si pone degli obiettivi politici da ottenere, nel caso della Palestina, la liberazione degli ostaggi israeliani, l’eliminazione di Hamas, la pacificazione dell’area.
Proclamare invece uno Stato quando la gente fugge disperata mentre si combatte, rivela una mentalità tipicamente coloniale che si comprende in Inghilterra e Francia, stupisce in Canada e Australia. Meglio che il Canada diventasse uno Stato americano, piuttosto.
Francia ed Inghilterra sono d’altra parte le grandi sconfitte della situazione mediorientale da quando invasero il canale di Suez e America e Russia dissero loro cosa state facendo? Non che avessero torto a voler togliere Suez a Nasser, solo che appunto una volta fatti gli Stati, questi vanno rispettati, non è che si possono rimodulare a piacere.
L’Inghilterra è stata a lungo padrone del medio oriente e non c’è confine che Churchill non abbia tracciato con il compasso. Lo stesso pensò di poterlo fare ai tempi della conclusione del mandato sulla Palestina ed ancora forse pensa di poterlo fare adesso. Sbagliò valutazione allora, quando credette che gli arabi avrebbero fatto un quarto Stato su territori così striminziti e sbaglia a maggior ragione ancora oggi.
Non sono gli israeliani a non volere lo Stato arabo, uno in più uno in meno cambia poco. Sono le nazioni arabe che si sentirebbero minacciate, dal momento che ciascuna di loro ospita milioni di palestinesi e non sa come si comporterebbero alla nascita del nuovo Stato. Su una cosa almeno Hamas ha ragione, disgraziatamente la principale, quando dice dal fiume al mare. Solo un inglese può pensare di rinchiudere una popolazione araba oramai di quindici forse venti milioni di abitanti, fra Gerusalemme e Gaza e poi fra Gerusalemme e il Libano. Sei mila chilometri quadrati in tutto, meno di quanti ne abbia Israele che già sono una miseria. Nessun arabo al mondo, che crede nell’importanza mistica dello spazio, potrebbe accettarlo. Per cui o si cancella Israele, e non basterebbe, o si annettono parte dei regimi arabi, e probabilmente si cercherebbe di fare entrambi, dal momento che i profughi hanno lavorato a questo obiettivo, una grande Palestina, dal primo momento. Il motivo per cui sono stati sterminati nei loro paesi ospiti, vedi solo l’ultima guerra in Siria, ben più di quanto possa fare Israele oggi.
Dopo il sette ottobre era molto difficile la situazione di Israele, perché si è infranta in maniera definitiva la possibilità di coesistere con una roccaforte accanto al suo territorio da cui si intensificavano gli attacchi nei suoi confronti. Pensare di espugnare una simile roccaforte, d’altra parte, le avrebbe messo contro le scarse simpatie che gode nel mondo. Si sperava che Israele si comportasse nonostante tutto come Giobbe, che perso tutto, continuò a pregare il suo Dio. Bene, ci si è accorti che Israele non è Giobbe e non ci pensa proprio ad emularlo.
George Washington’s Mount Vermon






