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Una voragine da saltare

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
1 Ottobre 2023
in L'editoriale
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Gli italiani oggi non hanno bisogno nemmeno di aprire il giornale per leggere che la voragine del debito pubblico ha toccato i tremila miliardi ed il costo per interessi annuali è di miliardi cento. C’è l’articolo di Fubini in prima pagina su il Corriere della sera che ci aggiorna appena arrivati all’edicola. Di questa situazione, che il ministro Giorgetti, bontà sua, “definisce delicata”, il governo non sembra particolarmente preoccuparsi. L’influente ministro Lollobrigida rilascia un’intervista per dire che dopo il governo Meloni ci saranno le elezioni, cosa mai importa il debito? Mai avvenisse che dopo le europee si aprisse una crisi di governo, andremmo a votare tranquillamente, come se avessimo i conti dello Stato in perfetto ordine. Per la verità siamo tutti ancora curiosi di capire come il governo, una volta presentato il Nadef, recupererà i soldi per la manovra. Davvero a via XX settembre pensano di trovare 20 miliardi dalle privatizzazioni? Avessero almeno istituito un fondo nazionale per le dismissioni dello Stato come il Pri aveva consigliato al governo Berlusconi nel 2004. Ovviamente un altro dei tanti suggerimenti dati e lasciati cadere dal centrodestra. Adesso privatizzare anche solo per venti miliardi potrebbe rivelarsi ,molto più difficile di quanto si possa credere, soprattutto in termini di svalutazione, qualcuno si arricchisce lo Stato si impoverisce. Non parliamo poi di come il governo pensa di contenere le spese per i ministeri, altra piaga. Bisognerebbe per lo meno chiamare in servizio Carlo Cottarelli, un esperto della materia spending review, quando, in queste condizioni, verrebbe da credere che nemmeno l’apporto dell’esimio professore basterebbe, perché la caratteristica comune di tutti i governi è stato di ignorare i suoi pur preziosi contributi.

 Fossero ancora i conti l’unico problema del governo, almeno ci sarebbe la speranza di focalizzarsi sul tema con qualche profitto. Nemmeno a dirlo, l’attenzione è stata invece catalizzata dalla decisione dei giudici della Sezione Immigrazione del tribunale ordinario di Catania, i quali hanno accolto il ricorso di un migrante non convalidando il provvedimento con il quale era stato disposto il suo trattenimento. I giudici hanno rilevato alcune illegittimità nelle misure adottate, evidenziando che “il richiedente – un cittadino tunisino arrivato lo scorso 20 settembre a Lampedusa e poi trasferito nel nuovo centro di Pozzallo – non può essere trattenuto al solo fine di esaminare la sua domanda! e inoltre che “il trattenimento deve considerarsi misura eccezionale e limitativa della libertà personale ex art. 13 della Costituzione”. Qui non verrebbe da chiedersi, come pure fa l’onorevole Salvini, se il migrante appena sbarcato avesse portato con se un avvocato durante la traversata, ma come sia possibile che il governo abbia così poca cultura costituzionale da pensare di poter rinchiudere in strutture detentive i richiedenti asilo. Poi Salvini e compagnia si rassegnino. I migranti verranno anche dall’Africa ma non portano l’anello al naso e conoscono le nostre leggi meglio dei signori membri del governo. Dulcis in fundo, i giudici contestano anche la cauzione di circa 5mila euro da pagare in modo da evitare il percorso detentivo del migrante. Anche quella infatti non la si ritiene “compatibile con gli articoli 8 e 9 della direttiva 2013/33″»” in termini di legittimità. Sarà divertente vedere il governo buttare nei nuovi campi di prigionia tirati su alla belle e meglio le migliaia di disperati sbarcati dalle ong ed i giudici che ordinano di liberarli. Altro che riforma della Giustizia, altro che Nordio.

Meno male che il governo tecnico è una boutade gettata lì per spaventare i bimbi insediatosi nei palazzi del governo. Eppure ci si dovrà pur chiedere se in simili condizioni non servirebbe un personale capace di commisurarsi adeguatamente con problemi che appena si sono palesati nella loro dimensione minima, quali economia e migranti. Perché vi sarebbe anche la sanità, la pubblica amministrazione, l’evasione fiscale il pnrr, il mes e perché no, il meraviglioso promesso ponte sullo Stretto. Il governo si deve davvero sentire un colosso salito sul ring, altrimenti già avrebbe gettato la spugna. D’altra parte se il problema del paese è al momento cosa pensa il presidente del consiglio delle pubblicità di Esselunga, perché mai l’onorevole Meloni dovrebbe sentirsi sconfitta? La mondo virtuale ha ancora il sopravvento su quello reale,

foto cco

Tags: debitovoragine
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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