I limiti della democrazia erano già noti nell’antica Grecia. I filosofi ne temevano le degenerazioni, i rischi dell’apatia civica e quello di una massa manipolata che, con il voto, può legittimare l’inaccettabile. Il grande equivoco moderno non è solo, come ammoniva Asimov, che “l’ignoranza valga quanto la cultura”, ma che la democrazia possa sopravvivere senza etica, cultura e anticorpi istituzionali.
Da qui nasce la “democratura”: un incrocio tossico tra forme democratiche e sostanza autoritaria. Tra questi “incidenti della storia” c’è Donald Trump, legittimamente eletto, ma democraticamente inquietante. Ha già messo a rischio la tenuta democratica americana con l’assalto al Campidoglio e la sua ossessione per il potere personale. Ora, che è tornato sulla scena, il timore è che possa riprovare a fare danni non solo negli Stati Uniti, con iniziative come l’uso dei Marines per militarizzare Los Angeles dove il governatore della California, Gavin Newsom, gli ha fatto causa proprio per queste azioni che minacciano la sicurezza dello Stato, ma anche a livello internazionale. Ci ha già provato con i dazi e con la fine della NATO, e sono pronto a scommettere un “cent” che ci riproverà.
C’è però una differenza importante: gli Stati Uniti, grazie alla forza della loro democrazia costituzionale, con la Corte Suprema come baluardo e un Senato che, quando serve, torna a essere un’istituzione, possono ancora superare un “incidente”. In Europa e in Italia, invece, dove gli anticorpi istituzionali sono più deboli e la memoria corta, questo non è garantito. Ancor più ignorando che il desiderio istintivo di punire la politica finisce inevitabilmente per minare la Polis.
E allora qui la riflessione si fa urgente perché la democrazia non è solo diritto di voto o “non voto”, ma è in primis dovere di vigilanza. Sperando che la storia non ci costringa a pagare un prezzo troppo alto per la nostra distrazione, come già accaduto nel ‘900. La storia europea, infatti, ci ha insegnato che il problema non è solo la troppa forza di uno solo, ma la troppa debolezza di tutti gli altri. Ed è proprio il combinato disposto di questi due fattori che genera i rischi maggiori, confondendo l’autoritarismo con la leadership e facendo credere che solo la forza di un capo possa correggere le debolezze della democrazia.
Invece, come già si sapeva nell’antica Grecia, le debolezze della democrazia si curano con più democrazia: più partecipazione, più consapevolezza, più educazione al civismo.
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