Il Corriere della sera, grazie a Federico Rampini, pubblica un brillante saggio sulla politica di Trump che mette un po’ di ordine tematico dopo che se ne sono lette di tutte e prima che se ne continuino a leggere ancora. Rampini ricorda la visione Kissinger, Trump come un momento di passaggio fra un’epoca ed un’altra. L’unica cosa che Kissinger non spiegava era di quale epoca si trattasse effettivamente. Trump rimane un simbolo dell’America dal secolo scorso.
Woody Allen in Wathever Works, un film uscito nel 2009, gira una scena al museo delle cere di New York dove si vede la statua di Donald Trump accanto a quelle di Bill Clinton, di Lincoln e di George Armstrong Custer. Trump era un esempio di successo della società americana, senza essere passato per vittorie politiche o militari, un mito affermatosi negli anni ’80 del Novecento. II primo pensiero che viene su Trump presidente, rispetto ad un’Obama, è che l’America abbia investito sul suo passato più che sul suo futuro. Trump resta il testimonial di un’epoca precedente e resta inadeguato ai tempi nuovi, esattamente come lo era Biden, un eccezionale residuato della Guerra fredda. Clinton, G, W Bush e Obama. rappresentavano, ciascuno a modo suo, le nuove promesse della politica mondiale. Con Trump e Biden, l’America si voltava indietro. Che poi uomini legati geneticamente al passato possano essere decisivi al cambiamento dei propri tempi, è un altro paio di maniche. In genere questi individui si consumano rapidamente. Nell’età contemporanea, il primo che si incontra. è Marat, accoltellato in una tinozza da bagno.
Rampini osserva che se l’Iran avesse ucciso il capo di governo israeliano, decimato il suo governo ed i suoi generali, messo fuori uso l’aereonautica e la marina dello Stato ebraico e tutto questo in sole quattro settimane, difficilmente vi sarebbe qualcuno pronto a sostenere che l’Iran non avesse già vinto la guerra. Nel caso di Trump, che attaccato l’Iran ha ottenuto tali risultati, non basta. Ed è esatto. La vittoria mancata è una caratteristica della politica americana. Ancora non si capisce perché Roosevelt regalò alla Russia mezza Europa nel 1945, o perché Truman non abbia ascoltato i suoi generali, che volevano gettare un’atomica sulla Cina comunista, durante la guerra di Corea. Per Trump sarebbe impossibile un bombardamento atomico sull’Iran. Dei 90 milioni di abitanti, più della metà potrebbe essere contraria al regime degli ayatollah. Un’opposizione che mancava alla Germania nazionalsocialista, e che era stata completamente soffocata nella Russia di Stalin, come lo è in quella di Putin. Da qui anche le perplessità sul piano di azione americano. Probabilmente Trump, di suo avrebbe fatto a meno di entrare in guerra. Nessun presidente statunitense lo fa volentieri, in genere sono costretti o si credono tali.
A proposito dell’America che si volge indietro, è tornato alla ribalta il celebre giornalista Seymur Hersh. Dalla denuncia dell’eccidio a May Lay all’attacco contro Biden sul Nord stream, in più di sessant’anni di carriera, Hersh è del 1937, ha alternato scoop a clamorose cantonate. Ora Hersh ha scritto che al Pentagono sono contrari all’intervento in Iran e può anche darsi. Di sicuro al Pentagono erano contrari all’intervento in Iraq, e lo si capiva dal discorso del generale Powell all’Onu e dalla sua faccia da funerale. L’Iraq era stato sostenuto dall’America contro l’Iran e c’era chi riteneva la posizione di Saddam strumentale per contenere e non fomentare, il terrorismo. In prospettiva, quale che fosse il giudizio americano su Saddam Hussein, al Pentagono e alla Cia, il timore era che facendo saltare il regime iracheno, si sarebbe consegnata l’intera Regione all’Iran, il nemico mortale degli Stati Uniti.
Le ragioni dell’attuale guerra all’Iran discendono dalla scelta americana del 2003 di fare cadere Saddam Hussein. Può darsi benissimo che non solo il vecchio Hersh, ma nemmeno i presidenti non se ne siano mai resi conto. Che Bush jr, o Trump fossero dei sottili analisti di geopolitica, si può escludere a priori. Così come si può stare sicuri che da quel momento ed immediatamente, al Pentagono e alla Cia si siano già predisposti i piani per rovesciare l’Iran. Basta che almeno uno fra tutti questi funzioni.
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