Un lato della personalità di Trump è costruita interamente sul bullismo. Un suo marchio di fabbrica di successo, affermatosi negli anni, tipicamente americano, a cui è difficile che rinunzi. Il bullismo non ha nulla a che fare con l’autoritarismo, essendo affatto privo di un piano razionale. Il bullismo è principalmente istintivo ed in genere si tiene lontano dalla politica, anche se nella lunga storia della democrazia americana vi sono alcuni casi contraddittori, Jackson, Theodor Roosevelt. Trump li batte tutti.
L’altro lato della personalità è l’affarismo che Trump considera come un’ arte vera e propria. In questo Trump è candidamente sincero, egli ritiene, nella sua vecchia autobiografia, che il mondo si regga sugli affari e che da questi sia regolato. Per quanto tale impostazione possa apparire discutibile, la inventò razionalmente il Guizot ministro di Luigi Filippo e si era già molto diffusa in occidente dal tempo della caduta dell’impero romano. I romani disprezzavano qualunque forma di commercio basato sugli affari. Solo la legge, il culto e la guerra erano attività onorevoli. Tutti i politici americani hanno invece indistintamente avuto a cuore gli affari. Se Jefferson acquistò la Lusiana alla Francia per tre milioni, quando la Francia combatteva un nemico diretto dell’America come l’Inghilterra, perché mai Trump non dovrebbe pretendere le terre rare ucraine che non sono nemmeno un decimo della Luisiana e soprattutto in cambio di miliardi già erogati in una guerra che non lo riguarda? Franklin Delano Roosevelt fece affari con la Germania nazista dal ’33 al ’40, lui vorrebbe farli con la Russia di Putin. Li vorrebbe fare anche con la Cina sicuramente.
Che il mondo possa essere scosso da una personalità di questo genere, si comprende facilmente, bullismo ed affarismo, non offrono un impianto di azione progettuale. Per definizione, dipendono entrambi da come uno si sveglia la mattina. L’America è però una realtà molto articolata e complessa. Non si lascia semplicemente trascinare dal suo governo. Adesso alla Casa Bianca si sono messi in testa di licenziare il presidente della Federale Reserve, Powell e stanno studiando il modo di come riuscirvi. Glielo si può dire subito, sparandogli. Nessuno licenzia il presidente della Fed, perché non è un dipendente pubblico come quelli cacciati da Musk e per rimuoverlo attraverso il concorso di colpa, ammesso che Powell fosse ritenuto colpevole di qualcosa, il tempo necessario si mangerebbe l’intero mandato di Trump.
Questo aspetto temporale della democrazia americana non viene mai sottolineato abbastanza, eppure il governo va incontro ad un elezione del Congresso di metà mandato. Mai gli andasse male, alla Casa Bianca si finisce come un’anatra impallinata. Addio bullismo e affarismo. Trump si è lamentato che dopo sette giorni del suo insediamento già lo accusavano di aver aumentato il prezzo delle uova. Semmai dovrebbe preoccuparsi che prima di compiere cento giorni, abbia già perso 14 punti nei sondaggi, stabilendo un nuovo record di impopolarità.
Se per gli affari Trump ha una vera vocazione, tale da non guardare in faccia a nessuno, sul bullismo, bisognerebbe aprire un capitolo a parte. In America ha dimostrato che può essere utile per ritagliarsi un ruolo nella società, soprattutto, quando ti trovi di fronte bulli più cattivi di te. Nel Settecento, il re d’Inghilterra, gli uroni. Oggi Putin, Xy, Kim jong il, la cerchia degli ayatollah, sono tutti persino peggio, se non altro perché nessuno li può rimuovere se non con la forza. Attenti a non mostrarsi comprensivi con personaggi di quella risma. Intenti come si è a dare addosso a Trump, può capitare.
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