Il 4 dicembre è stato presentato al Palazzo Mezzanotte a Milano il “Manifesto per lo sviluppo dei Mercati dei Capitali”, una importante iniziativa che vede coinvolte Assonime (associazione della società per azioni italiane), Borsa Italiana, l’investment bank Equita e l’Università Bocconi.
Alla presentazione sono intervenuti l’On. Federico Freni (sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze), Marcello Bianchi (Direttore Area Mercato dei Capitali e società quotate di Assoanime), Sara Biglieri (presidente di Equita Group), Andrea Vismara (amministratore delegato di Equita Group ed Equita Sim), Stefano Caselli (professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Bocconi), Claudia Parzani (presidente di Borsa Italiana e vicepresidente del Sole 24 Ore), Fabrizio Testa (amministratore delegato di Borsa Italiana) e Marco Ventoruzzo (professore ordinario di diritto commerciale presso l’Università Bocconi di Milano, peraltro ex-direttore del prestigioso Max Planck Institute di Lussemburgo sul diritto dei mercati finanziari), tutti promotori del Manifesto.
Stupisce che una iniziativa così importante e ben focalizzata sia stata praticamente ignorata dal governo che peraltro pare non saper proprio prendere adeguate e tempestive iniziative economiche né adeguata cognizione della realtà finanziaria nazionale.
La presenza dell’On. Freni a questo punto appare più rappresentativa che operativa, il classico invito a una serata a cui non puoi dire di no ma da cui, in fondo, non vedi l’ora di andartene.
Fatte salve alcune dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri On. Antonio Tajani rilasciate in un’intervista a Milano Finanza (25/11/2023) e la già richiamata presenza dell’on. Freni, pare che il governo abbia totalmente ignorato questa iniziativa che invece meriterebbe decisamente un diverso trattamento politico. I proponenti, peraltro di altissima levatura, appartengono tutti al mondo dell’economia privata, a quel mondo di aziende e privati che fanno proposte e si attenderebbero, almeno ogni tanto, anche delle risposte.
Il governo invece latita, su questo come su altri fronti; la notizia viene commentata soltanto dal Ministro degli Esteri in un intervista, quando casomai avrebbe dovuto farlo il Ministro dell’Economia e con ben altri mezzi.
Ma da un governo impantanato sul MES e in balia di un ritardo ormai strutturale sulla manovra non ci si poteva aspettare assai di più.
Tornando al manifesto, sul sito ufficiale del progetto si legge che “l’iniziativa nasce per promuovere una politica industriale articolata e concreta in favore dei mercati dei capitali in Italia” e la stessa struttura dei firmatari è aperta alle adesioni di figure apicali di società quotate, ma anche di imprenditori e di rappresentati di istituzioni interessate al tema, mirando a raccogliere un importante bacino di operatori.
Il manifesto propone dieci punti ma soprattutto una visione olistica e onnicomprensiva della politica industriale nazionale, partendo da un’analisi puntuale delle criticità del sistema italiano.
Queste sono identificate, in particolare, nel peso ridotto degli investitori istituzionali italiani nel capitale delle società quotate italiane (meno del 10% rispetto al 20% riscontrabile sui principali mercati europei), volumi azionari in forte calo per le small cap (-50%) e per il segmento crescita (ossia il segmento Euronext, -35%) a cui si aggiungono valutazioni compresse sempre per le small cap (punto 1).
Il manifesto identifica come criticità chiave anche altre importanti variabili: i deflussi dai PIR (-2,1 miliardi registrati tra gennaio e settembre 2023) e un peso ridotto dei PIR alternativi (punti 2 e 3).
Parte interessante è poi l’identificazione di alcune criticità particolarmente complesse in tema di autorità e sistema giudiziario (in particolare relative alla Consob, al regime legale di responsabilità e alla lentezza dei procedimenti amministrativi e della giustizia in generale nonché a un livello di sanzioni ben più elevato rispetto alla media europea (punti 5 e 7).
Infine vengono identificati alcuni importanti nodi sul tema della fiscalità finanziaria ed alle forme di indebitamento. Il manifesto sottolinea su questi aspetti un punto importante cioè il “maggiore incentivo all’assunzione di debito rispetto alla capitalizzazione delle imprese dato dal framework fiscale italiano, che contribuisce ad un peggioramento del merito creditizio e ad una maggiore dipendenza delle imprese dal sistema bancario” (punto 9 delle criticità).
Le azioni proposte sono molte e rimandiamo al sito dedicato all’iniziativa e al link http://www.manifestomercaticapitali.it/il-manifesto ove sarà possibile visualizzarlo nella sua versione integrale.
Certamente tra le azioni che ci sentiamo di segnalare vi è quello al punto 6: “Inserire tra gli obiettivi strategici della Consob e Banca d’Italia lo sviluppo e la competitività dei mercati dei capitali”. Questo punto lo troviamo molto importante perché rispetto agli altri, più tecnici, rappresenterebbe un cambio di passo nella forma mentis istituzionale, volto a portare a un cambio di paradigma nella politica economica e finanziaria nazionale.
La volontà di approdare a un modello ove le autorità di vigilanza non saranno più chiamate, e relegate, nel loro vecchio ruolo ma ove diverranno vigilatori e al contempo attori del rilancio e del benessere economico italiano ci pare evidenziata soprattutto dal punto appena richiamato.
Le conclusioni del manifesto, alle pagine 18, 19 e 20 del documento, proseguono in una presa di posizione netta sull’economia nazionale, divenendo quasi un manifesto di filosofia economica.
Queste importanti pagine richiamano la necessità di “un’ampia politica industriale che favorisca il concreto sviluppo di un mercato adeguato alle dimensioni della nostra economia, coerente con l’ammontare del nostro risparmio e l’importanza del nostro Paese”, propongono la transizione da un modello bancocentrico a un modello misto di finanziamento delle imprese tramite il mercato dei capitali e, ancora, una visione a 360 gradi del sistema economico nazionale che deve necessariamente tener conto, nella sua riforma, degli aspetti legali, fiscali e istituzionali.
“Per questo motivo” concludono i firmatari “ribadiamo la necessità di una politica industriale omnicomprensiva, declinata in dieci proposte concrete sul fronte degli investitori istituzionali domestici e degli intermediari finanziari, sull’attività delle autorità di vigilanza e sulla fiscalità, che possa affrontare efficacemente i temi più critici per il mercato dei capitali in Italia e liberi il campo per uno sviluppo capace di colmare il divario con gli altri mercati europei ed i mercati globali”.
Qualcuno, finalmente, si muove. Il governo, invece, beatamente sonnecchia






