Se davvero fosse l’Isis ad aver colpito la periferia di Mosca con un attentato terroristico, sarebbe per Putin il colpo peggiore, ovvero quello di non ave considerato la resilienza islamista, quando pure doveva essere una minaccia ampiamente neutralizzata. Sembrerebbe invece di essere tornati al 2002, la drammatica crisi del teatro Dubrovka. Possibile un simile balzo indietro nel tempo? I moscoviti che solo poche ore fa hanno festeggiato il trionfo elettorale di Putin, avranno pure il dubbio che qualcosa non funziona. Soprattutto potrebbe affacciarsi l’idea che aver aperto un fonte così complesso come quello che si rivela quello Ucraino, per tutte le implicazioni internazionali che comporta, senza rendersi conto do non aver ancora chiuso un fronte interno altrettanto delicato. Verrebbe per lo meno da chiedersi se fosse necessario per la Russia sostenere Hamas e legarsi così saldamente all’Iran sciita. L’Isis è sunnita.
Nel caso in cui fossero invece gli ucraini sostenuti dai servizi occidentali, lo scenario si alleggerirebbe, c’è pur sempre un conflitto in corso, ma non poi così tanto. A questo punto i confini della Russia sarebbero chiaramente vulnerabili. Un conto è bombardare Bolgorod, un altro, completamente diverso, Mosca e con modalità come quelle verificate. Lo stesso Putin si dovrebbe comunque rendere conto di ritrovarsi una situazione fuori controllo.
Ovviamente non mancano coloro ossessionati dal mito di potenza di Putin che già parlano di un attentato ad hoc per scatenare una repressione interna. Il che pure potrebbe anche essere, definendo in modo inappellabile un governo costretto ad attaccare la sua popolazione per mantenere il comando. In ogni caso, quando ancora potrà andare avanti un regime in queste condizioni? Quale opzione sia plausibile, sarà davvero dura fare il gradasso.







