A Rimini c’è una folta comunità iraniana, costituita per la grande maggioranza da studenti universitari, la più grande della Romagna, che segue con apprensione l’evoluzione degli scenari di guerra in Medio Oriente. Nel tardo pomeriggio di mercoledì si sono ritrovati nella centralissima piazza Cavour, di fronte al municipio, sospesi tra la gioia per l’eliminazione dell’ayatollah Khamenei e di tanti altri esponenti di spicco del regime teocratico, e la preoccupazione per i loro congiunti e amici che sono in Iran. Tra la Fontana della Pigna, la statua di Paolo V e Palazzo Garampi si sono radunate più di 200 persone, sotto un tripudio di bandiere iraniane, italiane, ucraine, la Voceamericane e israeliane. Tra cori, slogan e canti si è creata una bella atmosfera, dove l’ottimismo ha preso il sopravvento sulle comprensibilissime preoccupazioni. A rincuorare i manifestanti c’è stata la solidarietà espressa da partiti e movimenti: ha aperto gli interventi Aldo Sampaolo, segretario del Pri riminese, seguito in rapida successione da Francesco Bragagni, assessore del Psi, William Ottaviani del partito Liberal-democratico, Giani della Lega, Ivan Innocenti dei Radicali, Raimondo Elli di Forza Italia, Yuri Maccario di +Europa, esponenti di Azione e Italia Viva che hanno dimostrato la loro solidarietà anche solo con la presenza. Una partecipazione così corale ha fatto maggiormente risaltare l’assenza del sindaco Jamil Sadegholvaad (PD) di origine iraniana. Un giovane collega ci ha detto: “Non vedi le bandiere israeliane e americane? Non le sopportano”.
Un nuovo ordine mondiale
Piergiorgio Vasi ci ha inviato il seguente articolo che pubblichiamo volentieri Assistiamo in questi anni a uno scenario di crescente...







