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Tre secoli passati invano

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
22 Aprile 2024
in Cultura
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Un’idea del peso di Kant sulla cultura occidentale, il 22 aprile sono tre secoli esatti dalla sua nascita avvenuta nel 1724, viene dal linguaggio di tutti i giorni. La parola “trascendentale”, usata oramai principalmente dai giornalisti sportivi, in particolare quelli di calcio, non significa come evidentemente si intende, eccezionale, ovvero trascendente la realtà quotidiana, ma ciò che è possibile conoscere. L’espressione “cosa in sé”, molto più comune, non si capisce esattamente quale significato le si attribuisca, perché tutto sommato, “la cosa in sé”, il cuore stesso della terminologia kantiana, è propriamente ciò che non si può conoscere.

La sola idea che esistesse una qualche “cosa in sé”, così come venne presentata per la prima volta all’attenzione del pensiero dell’uomo nella Critica della Ragion Pura, fu sufficiente a creare il panico. Anche se il concetto era già preesistente a Kant, la monade senza porte e senza finestre di Leibnitz lo anticipava, nessuno aveva mai messo in conto che potesse esistere qualcosa che non si rivelasse. o non fosse conosciuto dall’uomo. Kant aveva posto un’incognita profonda nella natura delle cose, e come se non bastasse, si preoccupava che qualsiasi prova di dimostrarne l’esistenza, sarebbe stata destinata a fallire. Tutto d’un tratto, ci si trovò proiettati su un abisso. Le soluzioni tentate per superarlo furono le più varie ed immaginifiche. Resta il dubbio se, comunque la si mettesse, davvero fossero anche efficaci.

Solo dei capaci studiosi di filosofia saprebbero ripercorrere le questioni tematiche che caratterizzano la critica kantiana ed i suoi effetti sulle scuole di pensiero successive. Quelli furono Cassirer, Hermann Cohen ed Heidegger, dopo Fichte e, ovviamente, gli idealisti tedeschi. Invece, tutti possono facilmente comprendere il significato della parola “critica” introdotta nel mondo del settecento, quando erano in voga i concetti di imitazione, adulazione, sottomissione, soprattutto se si trattava delle fede religiosa. L’idea di estendere un uso critico del pensiero, rovesciò il mondo nel giro di nove anni, quanto quelli che precedettero ed accompagnarono la rivoluzione in Francia. Curioso che ci si sia accorti perspicacemente di come il pensiero di Rousseau segni l’epopea della Rivoluzione in Francia e non di come il tribunale della Ragione kantiano, preceda il Tribunale rivoluzionario di Danton. In ogni caso l’abate di Sieyès, da presidente della Convenzione, rischiò di venir imprigionato e fucilato dai prussiani, pur di raggiungere Kant e sottoporgli le bozze della nuova Costituzione repubblicana in Francia.

Che poi Kant fosse in qualche modo preoccupato degli effetti della Rivoluzione, si capisce dalla distinzione del 1795 fra repubblica e democrazia, contenuta nella Zum eniweg Frieden, Per la Pace perpetua. Kant è il primo a comprendere come le istituzioni repubblicane e la loro salvaguardia siano fondamentali perché la democrazia non diventi mai illiberale. Soprattutto, Kant pensava che un complesso di istituzioni repubblicane da estendere a nazioni sorelle, fosse il presupposto indispensabile per la pace in Europa. Quando Napoleone dovrà giustificare il suo operato, difenderà nel Memoriale di Sant’Elena quello che riteneva l’unico modo per ottenere la pace in Europa, ovvero dei troni di consanguinei capaci di applicare il diritto francese. Una volta fatto quello l’evoluzione politica dello Stato sarebbe avvenuta con il tempo.

Considerato i margini di dibattito su simili temi, ragione, religione, scienza, la democrazia, la pace, è possibile che passeranno altri tre secoli prima di venirne a capo. Nel frattempo, bisognerebbe preoccuparsi della sola questione davvero urgente, del principale torto fatto al povero Kant, da quasi oramai cent’anni. La sua città natale, la culla dell’illuminismo tedesco, Koenisberg non esiste più. Fosse stata distrutta sarebbe ancora qualcosa di comprensibile, tale la rovina di tre secoli. Ma che si chiami “Kaliningrad” e sia finita sotto la Russia, un paese che non ha conosciuto mai nessun illuminismo e nessuna ragionevolezza, è un affronto alla memoria di Kant e per la verità cosa che i russi sanno bene, a tutto il mondo occidentale. Un ritorno di Koenisberg all’occidente, sarebbe un modo per far si che tre secoli non siano passati invano.

Tags: KaliningradKant
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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